La volpe del deserto
Un primo giro come quello del Bahrain non si vedeva da un secolo. Se ancora ce ne fosse stato bisogno abbiamo avuto la conferma di una rivoluzione industriale degna del dopoguerra, con tanta buona voglia di fare e poche pippe.
Un primo giro come quello del Bahrain non si vedeva da un secolo. Se ancora ce ne fosse stato bisogno abbiamo avuto la conferma di una rivoluzione industriale degna del dopoguerra, con tanta buona voglia di fare e poche pippe.
Uno sberleffo ai grandi costruttori dato da un ordine d’arrivo e da una classifica che riflettono una situazione imbarazzante. I piccoli, i comprimari, quelli che servivano a riempire la griglia di partenza, quelli con il nome di una bibita, che ora stanno lì in cima a guardare tutti dall’alto di un podio. I grandi, quelli dal budget illimitato, dalla struttura collaudata, dalle sale d’aspetto adibite ad esposizione dei trofei, si fanno intervistare nel paddock come i comuni mortali mentre i primi sono in conferenza stampa.
Si rischia di cadere nella banalità nel dubitare costantemente delle scelte di chi comanda e di fare opposizione al nulla, cercando di far valere uno spirito decimato da disastri tutt’altro che atmosferici. Sembra quasi la tiepida agonia di chi stenta ad arrendersi all’evidenza di una F1 chiusa a doppia mandata dentro ad un contenitore placcato d’oro, destinato ad assumere sempre più la forma popolare di un reality show, ricco di colpi di scena, di imprevisti e di vicende romanzesche degne del miglior Grand Prix. Continua a leggere…
C’era bisogno di togliere la polvere al pennino dedicato a questo blog dopo quattro mesi di assenza.
Mesi in cui c’è stato di che parlare e di che discutere, della presunta bontà delle intenzioni della FIA, dei nuovi regolamenti e delle lotte interne tra coloro che hanno sicuramente più presente i loro estratti conto che le passioni dei comuni mortali. Di certo delle macchine così brutte non si erano mai viste.
Ma alla fine non importa più. Cala il sipario e con esso tutti i discorsi. Lo zoccolo duro è quello che rimane lì davanti alla tv, incazzandosi e smadonnando perché le cose non sono come dovrebbero essere e perché si fa fatica ad adeguarvi la propria passione. Continua a leggere…
In una celebre striscia di Johnny Hart degli anni ’70, durante una gara di offese il concorrente apostrofava il suo avversario con un “che un essere corpulento si possa offendere gravemente per il modo in cui si articola la tua faccia”. E visto che di facce si parlava anche altrove, non si può che rimanere allibiti di fronte alla spontaneità di un mondiale deciso a poche centinaia di metri dal traguardo. E’ probabile che con la stessa spontaneità, e la stessa faccia tosta, il prossimo obiettivo della compagnia circense sia quello di ridurre ulteriormente questo già precario gap ed arrivare sulla finish line con qualche decimo o, meglio ancora, alla pari. Continua a leggere…
Ammetto che riprendere a scrivere in questa rubrica dopo quasi un anno e dopo il GP cinese è a dir poco imbarazzante. E nel rileggere l’ultimo articolo postato dopo la vittoria di Raikkonen, che sottolineava la quantità industriale di porcate rilevate nello scorso campionato, la sensazione di un peggioramento tragicamente netto in questa stagione non ancora conclusa è piuttosto evidente. Continua a leggere…
Considerata l’affidabilità legale dimostrata dalla FIA in questa stagione, che rasenta a dir poco quella del governo bengalese ai tempi dello tsunami, la comunicazione che gli ispettori sono già al lavoro per smascherare eventuali proprietà intellettuali Ferrari nella futura vettura anglo-tedesco-caraibica rasenta il ridicolo. Mosley si affretta a promettere che non vi saranno squalifiche o divieto di competere per l’anno venturo, ma solo eventuali penalizzazioni in termini di punti. Mi ricorda tanto l’alternativa alla pena di morte in alcuni paesi dove, rubando una mela, si cede la mano destra. Mi aspetto a breve che la 12 squadra sia gestita da Fred Flinstone.
Secondo una arcaica e condivisa norma il secondo figlio ha tra i suoi diritti quello di cercare di fare le scarpe al primo. Il problema è che quando ci riesce, nella migliore delle ipotesi, i suoi genitori si separano e nella peggiore iniziano a darsele con mestoli e mattarelli. Nel gioco dei poteri economici, rimango sempre in attesa del comunicato Mercedes dell’acquisto in saldo del pacchetto di Dennis e del socio medio orientale preferendola, come opzione, a quella della defecazione a pioggia in pieno stile Ferrari anni ’80, con il risultato di perdere gare e mondiali con la simbolica sponsorizzazione di “Paolino: il mago dello spiedino a legna”. Continua a leggere…

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Strano campionato del mondo questo. Aperto nel migliore dei modi, chiuso nel migliore dei modi e nel mezzo una quantità di porcate di rara fattura. Difficile, per questo, scegliere se salire sul carro del vincitore come se niente fosse o se propendere per una pacifica quanto doverosa riflessione. Non vorrei che, visto il successo ottenuto, Continua a leggere…
Chissà se all’altra metà del cielo qualcuno ci crede sul serio, ma pare davvero che vi siano forze oscure che proteggono un mondo che si è impantanato negli anni sempre di più e che ha fatto di tutto per rendere viscido ciò che di più cristallino dovrebbe esistere in questo sport, ovvero la competizione pura. Quando non vi è più molto da perdere si comincia a sorpassare, a rischiare, a dare il meglio di se stessi, a rincorrersi affannatamene e a pensare che chi arriva davanti sulla bilancia porta anche il contributo di madre natura a favore della riproduzione. Lo sa bene Alonso, nella sua magistrale “Prostite” del pre gara e nella rincorsa a questo titolo come fosse il primo di quelli “veri”, lo sa bene Raikkonen, che da quando ha capito come cazzo funzionano le 27 manette del volante viaggia su ritmi da certezze mondiali, e lo sa bene Massa, che abbandonata la sindrome del figlio sostitutivo riesce a fare il suo mestiere in modo dignitoso e senza ombre disarmanti.
Solo Hamilton pare rimanere al palo; giovane, viziato, coccolato e abbandonato al solo destino testicolare nel momento che conta di più. E’ molto probabile che nell’ultima corsa riesca a cavare il suo ragno dal buco, altrimenti sarà stato un sogno e non avrà perso nulla dello smalto sfoggiato, ben oltre il lecito, in più di una occasione nel corso dell’anno. E che dire della Toro Rosso, che nel cuore rimane sempre e comunque una Minardi, che a fine stagione riesce a dire la sua. Inutile non ipotizzare una manina santa da Maranello, che le consente da due GP a questa parte di essere la possibile forza che approfitta dei mali altrui (sarò mica una ferrarista maligno, e per questo da ripudiare, a pensare che occorre far su il budget per la prossima fornitura?). In sostanza però è triste constatare di dover attendere la fine dell’anno passato a fare dei calcoli, a sentire dichiarazioni patinate, a vedere hospitality faraoniche, ad analizzare il trasferimento dati da un pc all’altro e quant’altro ci si possa mettere dentro, per vedere una gara decente. Abbiamo combattuto molto di più, e rischiato molto di meno, noi comuni mortali e pronosticatori di questo campionato (vedi TotoF1). Non guadagneremo nulla, ma nulla abbiamo speso, e ci siamo divertiti a vedere chi ne aveva di più (e io, modestamente, sono uno di quelli che se la sta giocando dignitosamente fino in fondo con un budget fatto solo di passione).
E ora si finisce lì, nella terra del Brasile, in quell’altra metà del mondo, dove mi piace pensare che chi non c’è più sia ancora sufficientemente importante per reclamare dignità e darci un’ultima appassionante emozione….
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