Piloti “attori”? Allora improvvisate!

E’ domenica 29 Aprile, e capitiamo per caso davanti al video nel pomeriggio. Il programma, manco a dirlo, è “Numero 1”. Va in onda un servizio su “come si vestono i piloti del mondiale”. Personalmente, mi aspetto una disamina del fenomeno sotto il profilo della sicurezza (magari con frasi del tipo: “il Nomex III è omologato per resistere circa 30 secondi al fuoco”), oppure una bella visitina alle tre aziende (tutte italiane, tra l’altro) che producono le tute per tutto lo schieramento: chiedo evidentemente troppo al servizio pubblico.
Il “pezzo” è in realtà una intervista a Vitantonio Liuzzi che illustra molto brevemente i suoi “ferri del mestiere”: tuta, sottocasco (“balaclava” lo si sente dire solo da Oriano Ferrari/Marco Della Noce!) e poco altro. Lo stretto indispensabile. Sotto sotto, però, una cosa salta agli occhi: il vistoso “push” (per usare un termine di marketing) del “personaggio-Vitantonio”. Nulla in contrario, si badi. Solo che il Tonio ha un lapsus freudiano: si confonde, parlando di “camerino”, poi correggendosi: “No, non sono un attore”. Al che la giornalista, approfittando palesemente, fa vedere alcune immagini dello spot di apertura della Red Bull e della Toro Rosso che i quattro piloti hanno girato.
Il video integrale lo trovate qui (come al solito la Rete batte i media tradizionali, come capacità di approfondimento)!

In definitiva, facendo le pulci al pezzo:

  • si capisce come in realtà la sicurezza dei piloti non freghi a nessuno;
  • la Red Bull ha sempre molti soldi da spendere (anche per fare un po’ di pubblicità occulta);
  • Liuzzi a volte pensa di essere un attore. Al punto che ha anche un suo logo stile personaggio di “South Park” sulle scarpe.

Sui piloti attori, forse Vitantonio non ha tutti i torti: in fondo, i piloti “recitano” al giorno d’oggi: il loro obiettivo è quello di non “sforare”, cioé non allontanandosi mai da quel “copione” non scritto che si chiama “traiettoria ideale”, e di farlo nel modo più veloce possibile. Ma in fondo, le gare più belle sono quelle dove anche loro sono costretti ad “improvvisare”: prendete la gara dell’Ungheria dell’anno scorso: il circuito è uno di quelli dove è pressoché impossibile superare (forse solo Montecarlo è peggiore), ma con la pioggia, nel 2006 si sono visti bei sorpassi (in particolare uno di Alonso su Schumacher), ed anche delle belle rimonte.
Sono queste, le gare che creano passione. Sono queste le gare che vorremmo sempre vedere.

Improvvisate di più, ragazzi!

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