Briatore ed Ecclestone, il futuro dei motori in mano agli squali

Ad una settimana di distanza, Autosprint prima e SportAutoMoto poi, hanno pubblicato due articoli inquietanti sul futuro del mondo dei motori di alto livello, quello cioè che i poveri mortali si guardano (sorbiscono) in televisione.

Il primo colpo per gli appassionati è stata l’intervista a Briatore di AS: Flavio l’abbronzato non ha mezzi termini: dopo il secondo pit stop nelle gare di F.1 non succede niente (certo perchè prima invece…) meglio fare due gare da 40/50 minuti l’una in modo che se uno si ritira o ha un problema, si rifà nella seconda gara. Magari invertendo le griglie come accade nella GP2.

Questa settimana è la volta di SAM, che fa trapelare l’ipotesi che Ecclestone, il re mida che porta agli sport di motori tanti soldi (quanta noia), stia spingendo per far diventare la MotoGP come la F.1, cioè senza gare di contorno (125 e 250). Gran parte dei team manager ovviamente, tutti dietro a sbavare e leccargli il posteriore, con la prospettiva di chissà quali guadagni.

Probabilmente accadrà, purtroppo per noi: questi due figuri molto influenti (Briatore è da tempo additato come il successore di Ecclestone) riusciranno ad imporre le loro idee, tranciando via ulteriori pezzi di storia dalle due massime espressioni degli sport di motore.

Dobbiamo rassegnarci. Noi amanti dei motori contiamo poco, l’0bbiettivo di questa gente non è di far esaltare il pilota, la tecnica, il mezzo meccanico, l’agonismo. Hanno scoperto che le cose con le ruote che vanno veloci sono un ottimo veicolo pubblicitario e fanno di tutto per far affluire soldi al prodotto.

Uno che vince sempre ammazza il campionato? Si cambiano regole e punteggi per fare in modo che anche i mediocri possano vincere.
Le macchine sono troppo veloci per far vedere bene gli sponsor? Si fa in modo che facciano più pit stop, si aumentano i punti lenti dei circuiti, si usa la Safety car ad ogni starnuto di piccione e si allungano gli airscope per farli diventare dei cartelloni pubblicitari.
In MotoGP ci sono pochi soldi perchè c’è uno dei piloti più forti di tutti i tempi in circolazione che ammazza l’interesse? Si fanno riunire team rivali tra loro per trovare il modo di fare colletta e durante le riprese televisive si inquadrano anche gli ultimi e straultimi per far capire che chiunque investa avrà un ritorno pubblicitario.

E queste sono cose già successe, in nome dei soldi, non dello sport.

Inutile girarci attorno, in queste due categorie ormai l’aspetto sportivo è residuale, quasi dannoso al “prodotto”. Fino a pochi anni fa in F.1 ci si prendeva a cazzotti per un’incomprensione in pista, guai a farlo adesso, si fa finta di niente, si ringraziano gli sponsor e si glissa su tutto quello che può rompere l’armonia.

Al grande pubblico beota, quello che capisce poco di motori, cosa volete che gli freghi se i circuiti da pelo sono scomparsi, se le gare vengono dimezzate, se l’aspetto tecnico è castrato da regole da monomarca e se i piloti sono dei lobotomizzati privi di personalità?

A loro basta vedere le cose con le ruote colorate che vanno molto veloci.

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4 pensieri su “Briatore ed Ecclestone, il futuro dei motori in mano agli squali

  1. Secondo me occorre “rassegnarsi” che la F1 non è più quella di un tempo, degli e per gli appassionati, una élite, che potevano “ammirare” l’audacia su circuiti da brivido, su macchine da brivido su anche 500km. Oggi, da diversi lustri ormai, la F1 è diventata un potente mezzo di promozione per i Costruttori. Dapprima costoro hanno puntato sul “pinnacle” della tecnica per mostrare la bontà del loro prodotto (un po’ come negli anni 30) poi ci si è resi conto che i costi erano esorbitanti, le gare assolutamente noiose. Insomma il “film” che stavano promuovendo era un flop. Invertendo rotta si sta cercando di rendere questo film con più azione, più thrilling. I tempi sono cambiati moltissime categorie hanno artifizi quali griglie invertite, push-to-pass, anzi la F1 è un dinosauro che si rinnova lentamente!

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  2. Oramai è purtroppo risaputo che le priorità della F1 sono unicamente commerciali e che tutto ruota attorno a questo principio. Lo sono per i costruttori, come per che governa il baraccone. Vorrei citare un vecchio signore di nome J. L. Moreno, oramai defunto, che scrisse un libro dal titolo “who shall survive?” in cui paventava la minaccia del robot alla spontaneità e alla creatività dell’umanità. Lo presero per scemo, ma in fondo anticipava di molto ciò che sarebbe accaduto una cinquantina di anni dopo. E’ il solito sbaglio ripetuto all’infinito. Non è la tecnologia in sè che uccide, ma l’uso che ne viene fatto. E purtroppo non bastano le buone intenzioni, ammesso che siano veramente tali, a rendere tutto più gradevole. Un tempo la sfida era un valore, oggi lo è l’audience e tutto ciò che ne consegue….

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  3. Quello che mi dispiace è che la si chiami ancora F1. Per me la F1 è qualcosa che riguarda il passato nei volumi di storia e nei ricordi personali.
    E sta molto bene lì, ben separata. Insomma per me era F1 quando i piloti avevano un volante e non una cloche…
    È fuorviante chiamarla F1 (ma lo fanno perchè il nome è prestigioso e quindi sono $$$). Non voglio condannare la situazione attuale ma semplicemente è una situazione diversa, come i tempi sono diversi. Fa forse parte dell’evoluzione umana, una volta era normale morire in pista, oggi no, una volta era normale guidare senza cinture, guidare con il rischio e per il piacere del rischio. Oggi se un pilota ci prova è additato come deficiente, soprattutto dal pubblico perchè anch’esso è cambiato. Una volta si idolatravano i Nuvolari e i Villeneuve, oggi chi osa viene additato, rifiutato ed estromesso senza appello.

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  4. Pingback: Quanto vale un pilota in Formula 1? « Passione Motori

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