“Scrambled eggs” – 308 battiti di ciglia

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Capita a tutti nella vita di riceve dei regali particolarmente apprezzati, ma devo confessare che quando mi è stato detto che il mio era quello di passare una giornata alla guida di una Ferrari ho avuto più di un attimo di smarrimento. Non una Ferrari qualsiasi, ammesso che ne esista una “qualsiasi”, ma uno dei modelli che ha segnato la storia delle “piccole” 8 cilindri: si tratta di una 308 GTSi Quattrovalvole. Se poi ci si aggiunge un pizzico di storia della vettura e si scopre che è stata una di quelle usate per girare una famosa serie di telefilm il gioco è ancora più eccitante. Perché di gioco si tratta, ma governato da una passione pura che viene considerata da molti un incomprensibile amore per un concentrato di ferraglia. Sta di fatto che quando la vado a prendere il proprietario non c’è, ma lascia tutte le istruzioni per me ad un operaio della sua fabbrica. In realtà non c’è molto da sapere, tranne che va scaldata prima di partire altrimenti salta quando si inserisce la prima, che il cambio è al contrario e quindi la stessa prima marcia sta in basso e che in caso di rifornimento occorre aggiungere l’additivo perché è nata per la benzina rossa. Infine un minuscolo interruttore alla base del sedile interrompe l’alimentazione e occorre far attenzione a non urtarlo accidentalmente.

Da perfetto comune mortale, con la sua patente quasi trentennale, e con un pieno di certezze maturate in centinaia di migliaia di chilometri percorsi in macchina, la metto in moto e mi accorgo che la mia fortezza di granito si sbriciola in un secondo sotto il rombo dei 240 cavalli che mi ritrovo dietro la schiena. E tutto diventa improvvisamente più difficile, persino inserire la retro e fare manovra. Non c’è servosterzo, non c’è servofreno e tutto è progettato per resistere ad un motore con 8 cilindri. Ringrazio la diabolica macchina della palestra per rinforzare i muscoli delle gambe perché la frizione è dura come un sasso e il cambio è in perfetta armonia, come il pedale del freno. L’unico pedale “normale” è quello del gas, se pur con una corsa infinita per permettere di dosare la potenza a proprio piacimento. Passo i primi chilometri a preoccuparmi di non sbagliare marcia; cosa di per sé improbabile se non per confusione visto che la griglia tipica dei cambi sportivi ti guida con un inserimento perfetto. Capisco che non sto sognando quando mi trovo ad uno stop con la strada deserta davanti e affondo il piede sull’acceleratore scaricando per terra tutta la cavalleria a disposizione. La potenza è assolutamente progressiva e senza “buchi” sino ai 7000 giri che lo strumento analogico segna in giallo. Riesco a farlo fino alla quarta, ma la strada che pareva lunghissima è già finita e a me che ho il cuore in gola e gli occhi lucidi sembra di essere in un film.

Il giro, con relativa pausa all’inginocchiatoio di Maranello, ha un che di mistico. Quest’auto va guidata con impegno, fatica e sudore, tanto da pensare di doverla ricompensare facendole rivedere il posto in cui è nata….. I fari visti tante volte negli specchietti in autostrada si aprono e scopro che le auto appena mi vedono si spostano senza bisogno di abbagliare. Fino ai 160 è tutto regolare, perlomeno sino a quando non realizzo che mi restano ancora 80 km/h per arrivare a fine corsa. Ai 180 normalmente il pedale è già quasi a fondo corsa e comunque per prendere quella manciata di chilometri che mancano ci vuole una vita. Ho una Mercedes davanti, si sposta e in un attimo sono ai 200, 210, 220, 225…… In quel momento maledico i limiti di velocità, la patente a punti, i pannelli luminosi dell’autostrada e tutto quello che mi dice che devo andare piano. I cavalcavia con il tettuccio aperto sono uno spettacolo. Nelle frazione di secondo in cui ci si passa sotto si sente uno sbrego che ricorda tanto la parentela con quello dell’autodromo quando passano le F1. Nonostante le quattro corsie c’è traffico, ho un po’ di timore, tolgo il piede e mi ricordo che dietro la schiena ho sempre un V8 che rantola, brontola e scoppietta che è una meraviglia. L’autostrada è già finita e il casellante è mezzo metro sopra di me…..

Prendo la superstrada per Maranello e manco clamorosamente l’uscita per la troppa velocità, mentre ogni cunetta dell’asfalto si fa sentire su per la schiena. E’ rigida, le sospensioni quasi non si sentono, ma in compenso ogni volta che provo ad accelerare a palla negli svincoli sento la testa che si sposta mentre lei non fa la benché minima piega. Il concetto di “assetto sportivo” mi pare improvvisamente chiarissimo. Il “pellegrinaggio” si svolge in un clima molto strano. Incontriamo una manifestazione di operai licenziati che ci bloccano con bandiere rosse, ma queste non hanno il cavallino sopra, e ci chiedono un’offerta. Poi ci applaudono e ci invitano ad una partenza strepitosa. Si potrà mai rifiutare? Altro paio di bicchieri di benza vaporizzati….. Curiosamente a Maranello una Ferrari ha la precedenza su tutte le altre macchine. Ti fanno passare in un secondo, mentre le auto “normali” devono aspettare che finisca la fila. C’è una strana forma di rispetto, anche quando passiamo davanti ai cancelli della fabbrica a mezzogiorno in punto. Operai che escono per la pausa pranzo, rigorosamente in divisa e che rigorosamente si girano a guardare con ammirazione il gioiello di famiglia. Probabilmente è l’unica fabbrica al mondo in cui i dipendenti continuano a sentirsi alla Ferrari anche quando non lavorano. L’imminente passaggio della Mille Miglia si sente nell’aria, attraverso diverse “presenze stradali” e i molti turisti stranieri che affollano la galleria. E’ solo una pausa per entrare dalla storia alla “storia”.

Spiccano come sempre i modelli più rappresentativi, incluso il gioiellino d’argento di Montezemolo regalato dall’Avvocato per il suo matrimonio e ben due vetture di Gilles. Immancabile il capannello di appassionati nel parcheggio con relativi complimenti per la vettura. Dopo pranzo rimane ancora qualche ora per un giro sulle colline circostanti per gustarsi l’elasticità e la coppia del motore che permette tranquillamente di affrontare i tornanti in terza marcia e di riprendere velocità in un attimo. Poteva mancare il “giovanotto impomatato” con la KIA che vuole vantarsi al bar di essere stato incollato a una Ferrari in salita? Gli tolgo subito la soddisfazione al primo rettilineo e lo vedo sparire nello specchietto… Il viaggio di ritorno è più trafficato, vista l’ora di punta.

Anche il tratto autostradale è piuttosto arduo da percorrere. Insisto nella deformazione di guardare gli specchietti, ma non c’è mai nessuno che vuole sorpassarmi. Il tachimetro è abbastanza esplicito per permettermi di farmene una ragione. Vorrei andare dritto e fare il tratto appenninico, andare a Firenze, Roma, Napoli e non fermarmi più, ma devo uscire a Sasso Marconi… Manca solo di fare il pieno per restituire la vettura nelle stesse condizioni di partenza. Nel giretto se n’è andato mezzo serbatoio e penso che sono i più bei 40 euro spesi a un distributore di benzina.

La riporto alla base e mi scopro in un ultima piccola follia; la saluto, la guardo, la accarezzo, la ringrazio delle emozioni che mi ha dato in questa splendida giornata di maggio. Ringrazio naturalmente anche il suo padrone con un bel libro sulla Ferrari e ammiro la sua Maserati da 370 CV che usa quotidianamente per i suoi spostamenti. Mi racconta che la Ferrari la vuole vendere perché ne ha sempre una e i ricambi occorre farli arrivare dalla Gran Bretagna, ma mi invita ad andare a riprenderla la prossima volta che passo di lì. Lui vorrebbe prendersi una 550……

Il passaggio ad una Multipla rasenta il trauma. Il mondo pare improvvisamente andare al rallentatore. Sono a pezzi, stanco morto, affaticato e ho la schiena devastata. Passerà tutto con una buona dormita, o al massimo con un antinfiammatorio, mentre il mio cuore continuerà a battere forte ancora per molto tempo…..

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3 pensieri su ““Scrambled eggs” – 308 battiti di ciglia

  1. Devo ammettere che questo posto è quasi commovente, soprattutto in un momento in cui sembra che se a uno piacciono le automobili sia un mezzo criminale… 🙂

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