Quattro passi nel delirio: muretto “con vista” sul GP di Monaco.

Ore 9.28 di domenica mattina, stazione di Savona. Salgo sul treno, in compagnia della mia fidanzata: destinazione Monaco Monte Carlo! Intravedo i contorni di quello che mi aspetta, e per questo sono un po’ inquieto.
No, non si tratta dell'”abitudine” tutta italiana di sedersi nei posti prenotati sui treni (quella la si sconfigge con un po’ di spiegazioni ed un briciolo di pazienza), ma della massa di gente che è già a Monaco. All’arrivo il nostro treno si svuota quasi completamente, e la processione fuori dalla stazione ha un paio di interruzioni. Ci accoglie un bel cartellone di una mostra su Senna (e qui i ricordi si ammucchiano), ed un enorme cartellone pubblicitario di una marca di sigarette (una a caso, eh!) troneggia nella stazione.
Ci aspettiamo una città immersa nel lusso, e subito ci saltano agli occhi un paio di “note di colore”: a parte la “tassa” di 50 centesimi per usare il bagno appena usciti dalla stazione, guardo perplesso il prezzo di una bottiglietta da mezzo litro d’acqua: 2 euro e mezzo! Cinquemila delle vecchie lire! E qui, non ci vuole un ligure come me per capire che la “deforestazione” del portafoglio del povero tifoso assetato incombe.
Non ci curiam del venditore, guardiamo e passiamo. D’altronde, Monaco era possedimento genovese, un tempo.
Nota a margine: ho già visto in passato il Gran Premio di Monaco dal vivo: nel 2003 (per le cronache, e per Mazzoni, vinse Montoya), ma quest’anno sembra esserci ancora più gente! Camminare a mezzogiorno per le strade centrali (per chi ha dimestichezza col posto, in Rue Grimaldi) risulta proibitivo: decidiamo di prendere già posto nel “nostro” settore, il settore di tutti i “comuni mortali” appassionati di Formula 1: il famigerato settore della Rocca!
Il settore è già piuttosto affollato: partendo dall’inizio (Rue de la Porte Neuve, per i pratici: qui “vidi” il GP 2003) gli unici posti dove il muretto è sgombro godono di un’ottima vista sugli alberi a due metri in linea d’aria, e neanche un millimetro di circuito. Data l’imprevedibile quanto seccante mancanza di motoseghe, giriamo l’angolo, usciamo dal settore e andiamo verso la strada che ospita il museo delle cere. Anche qui, la sorpresa: c’è un’ordinanza che ne ordina la “démolition” (!). Mentalmente, ci diciamo: “Vabbé, tanto non volevamo vederlo, avevamo intenzione di vedere cose molto più dinamiche!”
Dopo questa autocandidatura al premio “la volpe e l’uva 2007” usciamo dal “caruggettu” e spuntiamo sulla piazza della Rocca.
Da qui, si gode una bella panoramica su yacht megagalattici, supercar di cui sospettavamo l’esistenza, ma che non avevamo mai visto da un passo, ed in generale un bel punto per far foto “turistiche”: lo stadio, un paio di alberghi a “n” stelle, il castello, e così via.
Giriamo ancora alla nostra destra, ed eccoci in un punto abbastanza panoramico, con vista sulla griglia di partenza.
Una gentilissima signora francese ci fa posto, e posso provare “il cannone”: no, non è il violino di Paganini, ma è la mia nippo-reflex d’annata (o dannata, a seconda dei punti di vista, e poi vedremo il perché): una macchina pesante quanto un bambino, con obiettivo 70-210 anche’esso bello corposo.
“Wow”, mi dico: da qui posso fotografare tutta la griglia di partenza! Faccio le necessarie prove, e vedo che lo zoom “regge bene”. Provo anche con la digitale, e noto che con questa il rischio di “mosso” è altissimo: limito lo zoom a 4x. Anche la mia fidanzata fa un paio di foto. Il punto dove Raikkonen ha lasciato la qualifica il giorno prima è in bella vista, ed una foto non la si disdegna.
Ringraziamo Madame, e ci spostiamo di un centinaio di metri, facendo un rapido giretto, con sosta “mangereccia”. Sotto di noi ci sono un folto gruppo di tifosi che ha, per così dire, “messo radici” sul prato, tra un albero e l’altro.
Coloratissimi, casinari e tolleranti: vedi qui un nutrito gruppo di tifosi polacchi (Mazzoni direbbe “i primi tifosi polacchi giunti ad un GP di Monaco di F1”) mescolati ad Alonsian-asturiani della prima ora, con dei tifosi catalani (riconoscibili dalla loro bandiera) che credono che Monaco sia una Barcellona-bis (ma al Montmelò si può superare?) e fanno piuttosto “colore”. E poi, gli Italiani: ferraristi, tricolori, cappellini con i vari numeri 1, 3, 5 (vi dicono qualcosa, vero?). Noto addirittura una signora con una maglietta di Jean Alesi: questo è un appello pubblico: se sapete chi sia questa signora, lasciate un commento sul blog: è un mito! Inneggiare ad un pilota che ormai fa il commentatore con una sua maglietta merita almeno una stretta di mano!
Ma ormai ci siamo, la fidanzata indossa un bel paio di tappi per le orecchie e si apposta vicino a me in un posto con una bella vista sulla griglia di partenza.

Tutto è pronto, le cinque luci si spengono, e… click!
Click?
“Mapporc’! L’ho persa!”
Ho lasciato la sicura inserita! (Ebbene sì, questa macchina ha pure il bloccatasto, per evitare di fare scatti a vuoto, o forse di fare scatti! Progettisti giapponesi, vi beccasse Sato-san…)
La frustrazione per aver perso un evento atteso da un anno mi lascia di stucco. Credo di passare i primi 5-10 giri (tanto, da qui non si capisce troppo) in stato catatonico, con dell’evidente fumo nero che esce dalle orecchie.
Ogni tanto si sentono delle trombette da stadio, sta forse succedendo qualcosa. Mi riprendo, faccio un paio di scatti alla pista, mi illudo di beccare una Ferrari, una BMW ed una McLaren, giusto per (ri)dimostrare a me stesso che la reflex sa fare delle foto, poi imbraccio la digitale. Da questo punto si vede poco, soprattutto non si capisce a che giro siamo. Cerco quest’informazione intorno a me. Trovo un po’ più in là la risposta: un bel numero 72: il che vuol dire che siamo al 6° giro!
Mi alterno tra il muretto (sole e folla) e la strada (all’ombra: comincia pure a fare caldo, e dire che si prevedeva pioggia!). Decido di trasformare questo happening in una specie di “réportage sociologico”: guardo le persone, e penso ai sacrifici che hanno dovuto fare per essere in questo posto, in questo momento. Guardo il cameraman appostato dalla parte opposta al “nostro” muretto, lo vedo seguire ossessivamente una BMW lungo la chicane delle Piscine, penso al fatto che forse quell’immagine è trasmessa in tutto il mondo, e mi dico che sì, lo spettacolo è quel che è, ma ci sono tante energie, e tante capacità, dietro ogni singolo dettaglio che meritano di essere tutte apprezzate.
Non sento sfottò, e non vedo “tifosi contro”, ma vedo che ognuno fa il tifo per la propria scuderia, per il proprio pilota, per la propria nazione.
Faccio foto alle persone che guardano il GP, faccio foto allo schermo gigante che ogni tanto mi dà delle informazioni (Sutil ha sbattuto, Rosberg ha fatto un pit stop, la classifica… che non riesco a vedere benissimo perché non ho la vista così buona, ma che comunque mi dice che i primi quattro sono nelle stesse posizioni di partenza).
Passo gli ultimi giri a guardare il maxischermo, usando l’obiettivo del “cannone” come cannocchiale: nel frattempo ho finito di fare foto, un po’ per rabbia, un po’ per voglia di farle fuori tutte.
E tutto finisce, com’era cominciato: molti, commentando il GP, diranno che lo spettacolo è stato inguardabile, ma noi siamo comunque soddisfatti: siamo stati parte di un’emozione collettiva, che resterà, nel bene e nel male, indimenticabile.
Il ritorno in treno lo passiamo pensando a quel che abbiamo visto, cercando di fissare bene nella memoria tutto quel che abbiamo passato.

Ah, devo ancora ritirare le foto: se non vengono bene, sappiate che vendo una reflex meccanica!

Marco “The Avalanche”

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