“Scrambled eggs” – Lamborghini: un mito, dalla terra all’asfalto

Non si sa cosa possa spingere un uomo ad ammirare tutto ciò che è prodotto dalla creatività, ma se questa riguarda la costruzione di gioielli di tecnologia antica o moderna si è probabilmente ben oltre la semplice passione e molto più vicini ad una sorta di “malattia”. Non si può che chinarsi di fronte a tanta meraviglia, forse sperando che un giorno si possa provare davvero a salire su uno di quei gioielli e vedere fino a che punto l’uomo stesso è stato in grado di riversare in una macchina il bisogno di sfidare la pura velocità e le leggi della fisica. A Sant’Agata Bolognese lo sanno ancora bene, nonostante da tempo si parli una lingua diversa e nonostante quel vecchio signore di nome Ferruccio se ne sia andato tanti anni fa, lasciando un’impronta indelebile nei suoi successori e in quelli che hanno mantenuto vivo un nome e uno stile inconfondibile. Sono proprio loro che ne raccontano la storia nella galleria della fabbrica, sfoggiando una parte della produzione Lamborghini passata e recente. Sarà il colore nero, saranno le due dita (reali) di altezza da terra, saranno quegli pneumatici che tagliati a metà farebbero già due gomme extra large per un auto di serie, saranno le portiere con quella strana apertura non certo adatta ad un normale box, ma la Murcielago esposta mette un brivido sulla schiena al solo pensiero di salirci sopra. Un concentrato di carbonio, di bellezza e cattiveria di rara fattura, quasi fosse un abito da indossare in una sola occasione: quella per cui non vi sarà una seconda possibilità! E come sempre in questi frangenti si osserva il viavai di vetture che entrano ed escono dalla fabbrica, quasi fosse una maniera per far sapere al mondo di qualcosa che nasce e prende vita dentro ad una struttura impeccabile. E’ una storia, un pezzo di storia di un marchio prestigioso che ha spaziato nei settori più disparati, ma accomunati dall’amore per la meccanica. Fa solo un po’ di tristezza vedere una schiera di Audi con una inequivocabile “D” nel parcheggio riservato a chi oggi comanda.

Ma c’è un posto, poco distante, cha ha mantenuto ancora più vivo il ricordo, la tradizione e la leggenda. Appare infatti così quando Fabio Lamborghini ci apre le porte del museo di famiglia dedicato alla zio Ferruccio nel tardo pomeriggio di una giornata afosa e terribilmente calda. Ci chiede di aspettare un momento prima di entrare; il tempo di accendere le luci e di aggiungere un sottofondo di Sergio Leone che racconta già molto di quello che le parole aggiungeranno. Nell’atmosfera di una cattedrale le icone che hanno segnato la storia della Lamborghini, dal suo esordio sino alla trasformazione. Il motore che Senna provò sulla McLaren segna il passaggio da un’epoca all’altra; il resto racconta i percorsi affrontati da uno straordinario appassionato che inizia la sua avventura comperando i motori degli alleati alla fine della guerra per creare il primo trattore “per tutti”. Costi bassi, potenze eccellenti e successo garantito dalla pubblicità alle fiere di paese, dove il tiro alla fune si fa proprio con i trattori. Possedere due Ferrari non è cosa da tutti, soprattutto in quell’epoca, ma Lamborghini si lamenta per un difetto alla frizione che si brucia in continuazione.

Dopo diverse riparazioni, da uomo esigente e competente compie un gesto che sarà accolto dal Drake come un’eresia. Non solo osa montare una frizione ben più dimensionata e non originale Ferrari, ma ne adatta una di un suo trattore. Sembra di vederlo, orgoglioso del suo lavoro, che si diverte a dar la paga ai collaudatori della “Rossa” che non riescono a raggiungere le stesse prestazioni con la stessa macchina. Un giorno si reca da Ferrari per una consulenza amichevole, spiegando al Commendatore come aveva risolto la questione della frizione e suggerendo di fare altrettanto nelle vetture di quel modello. Ma l’affronto è troppo grande anche tra due terribili amanti dei motori e la risposta è glaciale: «Senta signor Lamborghini, lei continui pure a fabbricare trattori che a costruire macchine ci penso io». Il messaggio è chiarissimo, ma Ferruccio ha altrettanto chiaro il suo potenziale e non ci pensa due volte a replicare: «Va bene. Sa cosa facciamo Ferrari? Facciamo che da oggi le macchine invece di comperarle da lei me le faccio da solo!» E dopo pochi mesi il prototipo della prima GTV era già pronto e funzionante. Nasce così una rivalità tra grandi costruttori, costretti a convivere in un fazzoletto di terra che verrà consacrata come l’anima del motorismo italiano. Saranno in quattro, assieme ad Orsi e De Tomaso a fare le Gran Turismo più belle del mondo.

Pare che a Ferruccio però non interessasse solo vendere le proprie macchine, ma anche sbeffeggiare l’acerrimo rivale e soprattutto portargli vie dei preziosi clienti. Accade così che Little Tony, noto cliente di Maranello, si trovi a bere un caffé in un autogrill della zona con la sua Ferrari in bella mostra, quando arriva una Lamborghini guidata da un collaudatore. Il cantante naturalmente, da buon intenditore, chiede che razza di auto sia visto che in giro non se ne vedono. Il colpo di fulmine è immediato e chiede di visitare la vicina fabbrica. Nel cortile incontra il signor Lamborghini. Entrambi non hanno la più pallida idea di chi sia l’altro, ma non ha alcuna importanza perché l’interesse reciproco è decisamente altrove e perché Ferruccio non si trattiene un istante dall’esclamare: «Dove vai tu con quel “lattone”? – Vieni con me che ce l’ho io la macchina giusta per te!”» Dovette lasciar lì la sua Ferrari e aggiungere un milione e mezzo di lire per portarsi via una Miura nuova di zecca, con la quale si presenterà a Sanremo per il Festival riscuotendo un successo strepitoso. Chissà che fine avrà fatto la rossa lasciata nella casa del toro…. Quella macchina diventerà un must per i Vip di tutto il mondo: dallo scià di Persia a Frank Sinatra che ne volle un modello personalizzato con i sedili foderati in pelle di leopardo. In quell’occasione “the voice” portò personalmente a Sant’Agata tanta pelle che Ferruccio ne avanzò una tale quantità da far confezionare una pelliccia per la moglie e per sue amiche.

Non mancano in questo posto straordinario le produzioni più disparate. Dalla 650 su meccanica Topolino Fiat con la quale Lamborghini ha partecipato alla Mille Miglia ai prototipi, dai pezzi rari, all’elicottero, dai condizionatori ai motori per off shore, dai trattori alle golf car. Tra queste anche una utilizzata per Woityla.

La visita è giunta al termine, mancano solo le foto di rito con Fabio che ci ha accolto sfoggiando tutto l’orgoglio familiare ed un ultimo sguardo. Ferruccio Lamborghini se la ride in una gigantografia appesa alla parete dietro alla sua Miura personale e alla Countach, che per un sottile gioco di ironia sono entrambe rosse fiammanti. Quest’uomo, padre e nonno lascia una traccia in quel sedicenne Ferruccio Lamborghini che corre e vince nel campionato europeo 125.

Ci piace pensare che quel nome rappresenterà con onore la radice a cui appartiene e ci ricorderà per molto tempo una grande persona.

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