L’egemonia francese del papavero rosso

L’ultima doppietta Ferrari risaliva al 30 luglio del 2006, ovvero 11 mesi fa. Da allora ha guadagnato sul diretto rivale 0,8 punti a gara nel 2006, perdendone poi in media 3,1 per tutto il 2007. Una parabola discendente che riflette l’andamento generale della squadra del nuovo corso e che solo oggi paventa una presunta appassionante quanto improbabile rincorsa. Non che non vi si possa credere, sia ben inteso, ma la prestazione odierna pare ben lungi dall’impaurire un avversario che ha fatto tutto il GP con 1000 Gpm in meno e che ha potuto comunque permettersi il lusso di finire a podio senza particolari preoccupazioni di classifica. Il tutto su un tracciato talmente liscio da attribuire all’apparato delle sospensioni un valore prossimo alla zero; ausilio che peraltro pare essere invece venuto piuttosto bene agli “altri”.

Si interrompano quindi i festeggiamenti per la rinascita, a base di lambrusco e salsicciotti, almeno fino alla prossima domenica. Tanto, nel caso, si fa sempre in tempo a prendere razione doppia con sbornia al seguito e bandierina a modo. In compenso il week end sancisce definitivamente e al di là di ogni ragionevole dubbio l’assenza di gerarchie di lontana memoria, almeno per quanto riguarda la Rossa. I bei tempi in cui il primo cedeva il passo al blasonato compagno in lotta per il campionato appaiono come uno sbiadito ricordo, il che potrebbe far presumere che a crederci non costa niente ma a farlo davvero ci si pensa parecchio. Ci si pensa perché un pilota brasiliano dal volto bambino non emoziona un gran che e la favola del pilota smarrito che risale la china fino a vincere il campionato del mondo pare la trama di “Grand Prix 2”, quindi forse è meglio lasciare le cose come stanno e andare avanti a remare come schiavi sperando che la squadra delle frecce d’argento ogni tanto perda l’impeccabile stato di forma dimostrato in sei gare su otto. La testimonianza dell’entusiasmo sta tutto nello sguardo risuolato di Massa, nonché quello platonico di Kimi che non subisce alcuna variazione di intensità tra un calcio negli attributi ed un primo posto dopo sei gare a spinta. Se “Iceman” pareva un soprannome clonato per manifesta meraviglia al cospetto del gelido campione, ora pare avvicinarsi sempre più ad un disturbo antisociale di personalità. Non che ce ne freghi un gran che, sia ben chiaro, ma se si pensa che c’è chi si è preso del nefando per non aver spiaccicato per anni una misera parola italica la cosa fa riflettere un bel po’.

Una gara onesta, un Alonso incazzato nero (ops, si può dire ancora?) fare un sorpasso da antologia, un Lewis in versione Prostizzata al punto giusto e due piloti che hanno macinato il loro GP con la grinta giusta ed uno spirito che fa passare in secondo piano alla grande i conti in classifica. Ha vinto chi oggi ha meritato di più, sbagliato di meno e naturalmente portato al traguardo una vettura inequivocabilmente rossa. E siccome ogni vittoria è una pietra di un monumento al successo, non si può che trovarle il posto che le spetta.

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