L’imperfezione umana della Formula 1

L’aspetto più inquietante della F1 moderna è l’assoluta incapacità di reggere lo stress determinato dagli imprevisti, cosa che per noi comuni mortali sembrano essere pane quotidiano. Si esce e ci si dimentica a casa il frontalino, il cellulare, si imbrocca costantemente la fila più lenta in tangenziale, ci si becca un acquazzone proprio il giorno dopo aver riportato in casa l’ombrello ammuffito, perdiamo autobus, prendiamo multe per divieto di sosta, troviamo i negozi chiusi.

In Formula Uno tutto questo non succede. Lì il destino viene pianificato di giorno in giorno e c’è gente che guadagna pure un sacco di soldi per farlo. E guarda caso, nel momento in cui interviene l’unica entità che non deve chiedere il permesso a nessuno per fare quello che gli pare, succede l’inferno. Auto che planano, un pilota che riesce a fare un dritto in corsia box, uno che tiene la macchina in moto nella ghiaia in attesa che la gru lo riporti in pista, compagni di squadra che cercano di buttarsi fuori a vicenda, chi va contro al trattore, chi schiva la SC….. Tutto questo non per un disastro ambientale, non per un terremoto, ma per lo stesso identico motivo per il quale una città come Milano si paralizza appena piove. Ora, fatte le dovute proporzioni, è più normale che degli inetti non sappiano andare sull’acqua, piuttosto che professionisti che guadagnano quanto un Papa o anche di più.

E molto peggio è in una categoria dove si montano gomme da acqua prevedendo che pioverà esattamente fra 3 minuti, dove il pilota si sente dire “sta piovendo” o “ricordati di cambiare marcia”, e dove inevitabilmente l’imprevisto assume proporzioni devastanti. Perché la variabile della quantità, in questo caso d’acqua, non sarà mai del tutto prevedibile e questi piloti, “da soli”, sembra non sappiano proprio più guidare. E’ probabile che la metà di loro senza Traction Control o la procedura di partenza rimarrebbero inchiodati al semaforo ne più né meno di un qualsiasi neo patentato. E non è un caso che a vincere sia stato uno di quelli che, per quanto stia sui maroni alla concorrenza (incluso il sottoscritto), l’auto la guida ancora anche col sedere e ha saputo non darsi per vinto per sfruttare al meglio l’occasione. Da vero boss spiattella in faccia a tutti quelli pronti con i crisantemi, dal suo team al pool di giornalisti doc, una lezioncina in pista ed una un po’ esagerata nella pantomima del dopo gara, tanto da prendersi un bel “va a cagare” in diretta da Massa.

E mentre ci penso e guardo quel mondo irraggiungibile istintivamente mi dico: “cazzarola, va a cagare lo so dire bene anche io!!” E la F1 di oggi pomeriggio dimostra tutta l’umanità delle incazzature, delle figure barbine, delle decisioni sbagliate, della fatica a stare in strada, delle dichiarazioni di un pilota che paga 700.000 euro per correre la gara di casa e si ritrova in pole e che dice “questa giornata me la ricorderò per tutta la vita”, offre a fatica quel volto reale troppo nascosto dal denaro, dalle hospitality faraoniche e da tutti quegli insulsi fronzoli inutili. E’ probabile che oggi l’audience sia stato superiore alla media, eppure non ha vinto una Ferrari; semplicemente bisognava guardare tutta la gara per sapere come sarebbe andata a finire. Ora, non occorre una laurea, ma nemmeno un diplomino striminzito, per comprendere che il divertimento è determinato proprio dal poter riconoscere il limite umano che prevale sulla macchina.

Un Hamilton che in piena via di fuga nelle prove non lascia il volante ma cerca di scalare le marce per rallentare il più possibile, lo stesso pilota che in pieno panico “urbano” si prende la briga di tenere in moto la macchina, un Raikkonen che fa una cazzata magistrale, un Winkelhock che sogna, un Massa che manda a cagare un bi-campione del mondo, altro non sono che l’espressione di una faccia che questa F1 ha cercato di rifarsi e che si è squagliata come neve al sole. Il ricordo memorabile del dito medio di Fiorio alla corte di Dennis dopo uno scazzo durante un GP è tuttora uno dei momenti di maggiore passione di questo sport. E, mi si perdoni, fanculo a tutto quello che gira intorno a questa facciata, alla tecnologia, ai simulatori, alle dichiarazioni bon ton e a tutto quanto di finto ci viene fatto vedere. Continuo, nonostante tutto, a preferire di potermi riconoscere in uno sbaglio o in un’impresa piuttosto che apprezzarmi per qualcosa che è stato creato da una macchina o pilotato dai box.

Mi rendo conto che non fa parte del marketing, ma me ne frego abbastanza. I calcoli, fatti con la vecchia carta e penna, ci dicono che Alonso può recuperare 0,28 punti /GP, contro gli 1,5 del GP precedente, per poter vincere il mondiale, mentre per Massa ne servono 1,5, contro i precedenti 2,37 (e dovrebbe bastare per essere contenti). Infine per Raikkonen la sua media recupero sale a 2,5 contro i 2,2 precedenti a causa del GP in meno da disputare. C’è ancora posto per tutti e speriamo che rimanga così per molto…..

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2 pensieri su “L’imperfezione umana della Formula 1

  1. Tutto questo non è che il quadro della situazione…. io mi ricordo anche una bella scazzottata di Montezemolo con un giudice di pista quando il computer non era che uno strumento per fare i calcoli poco più in fretta del regolo… quelle erano corse, quelle erano gare fatte con il cuore, prima e con il cervello che, se non funzionava o era sottoposto a sterss, era sempre in primo piano come la bravura nella guida. Non si potevano pianificare le vittorie ai box per quelle manciate di decimi di secondo, ma vi rendete conto, ora si parla di decimi ai box quando, qualche anno fa, si parlava di decine di minuti per percorrere un giro del Nurburgring e se all’arrivo era tutto asciutto dalla parte opposta c’era il fiume in mezzo alla pista. Il pilota era proprio nelle condizioni di stress che sono state accennate all’inizio, condizioni che i piloti di oggi non riescono a sopportare e portano agli sfoghi di Alonso e Massa, non che alonso sia simpatico anche a me. Ma quando viene chiamata la competitività queste condizioni di stress vengono amplificate e un pilota che è poco abituato a combattere in pista fa il botto. Altra condizione che ha portato alla lite di domenica scorsa potrebbe essere la futura decisione della FIA di giovedì. Il team McLaren sente questa decisione e sopratutto i piloti, Alonso in primis, che ha detto di aver combattuto contro il mondo e sotto sotto si sente inferiore di fronte al gigante che Dennis o Ecclestone potranno affrontare con difficoltà. Attendiamo queste benedette decisioni e, da un Ferrarista da sempre, speriamo che il circo della F1 non venga mutilato di un protagonista importante anche se mi farebbe piacere, non per i piloti ma per i team manager.

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