Al di là della Cortina di Ferro

Il Gran Premio di Ungheria ha una storia relativamente recente, visto che la prima edizione risale al 1986, ma in pochi anni si è conquistato un ruolo di “classica” gara estiva di metà agosto. In pratica ha sostituito l’altrettanto classico appuntamento austriaco, fuori calendario dopo gli incidenti del 1987 per una decina di anni prima del ritorno su un percorso “riveduto e corretto”.

Alla sua prima apparizione, nel 1986, la gara è subito un appuntamento storico: si tratta della prima gara di Formula 1 che si corre in un paese del blocco comunista. Il mondo ricco e consumista della Formula 1 entra in contatto con una realtà apparentemente inconciliabile. La gara registra una consistente partecipazione di pubblico, sia locale che proveniente dall’estero. Il tracciato viene costruito ad alcuni kilometri dalla capitale Budapest, e denominato (con molta fantasia) Hungaroring. La pista è molto lenta e tortuosa, e l’utilizzo piuttosto scarso la rende scivolosa e poco gommata. L’ambiente è invece particolarmente frizzante anche per l’entusiasmo della popolazione locale.

La prima edizione vede il duello prolungato fra Senna e Piquet: gli attacchi di Nelson ad Ayrton nell’unico punto in cui i sorpassi sono possibili, la staccata in fondo al rettilineo d’arrivo, sono da applausi. L’edizione del 1987 vede meno movimento in pista, ma annunci importanti per il mercato piloti: Senna lascia la Lotus, dove viene sostituito da Piquet per la stagione 1988. La gara vede il dominio di Mansell, il compagno di squadra Piquet lo segue a distanza di sicurezza, ma a cinque giri dal termine, la vettura dell’inglese perde il dado di fissaggio della ruota posteriore destra, ed è costretto al ritiro. Piquet ringrazia e coglie una vittoria che lo conferma al comando della classifica mondiale. Il 1988 è la stagione del dominio assoluto ed incontrastato della McLaren-Honda. La gara di Budapest non fa eccezione, anche se permette ai motori aspirati di essere meno lontani dalla vetta. Senna rimane al comando praticamente per tutta la gara, mentre Prost, costretto a rimontare alcune posizioni, arriva a tentare l’attacco al brasiliano. Riesce a passare alla fine del rettilineo di arrivo, ma allunga la frenata e Senna lo ripassa andando a vincere.

Il 1989 vede una leggera modifica del tracciato: la variante che seguiva la curva 3 viene eliminata, ed il successivo breve rettilineo viene allungato. La lunghezza del percorso diminuisce, ma aumenta la media sul giro. La gara è molto più movimentata rispetto al passato. Al comando si alternano Patrese e poi Senna, quando il padovano è costretto al ritiro. Dalle retrovie, Mansell guadagna posizione dopo posizione, fino a trovarsi alle spalle del brasiliano. A 20 giri dalla fine Senna esce da una delle prime curve e si trova la Onyx di Johansson lenta per problemi al cambio. Nello schivare lo svedese, è costretto a rallentare leggermente, e Mansell, che arriva lanciato da dietro, passa entrambi con una sola manovra. Rimarrà al comando indisturbato fino a fine gara. Nel 1990 la gara è altrettanto movimentata, anche se Boutsen la guida dalla partenza all’arrivo. Il belga infatti sfrutta la difficoltà di sorpasso sul tracciato magiaro, e mentre Prost vede il titolo allontanarsi per una rottura meccanica, dietro al leader si forma un trenino composto da Nannini, Senna, Mansell e Berger, racchiusi in pochi secondi. Nei giri finali Senna tenta una manovra disperata su Nannini, alla chicane: le vetture si urtano e l’italiano è costretto al ritiro. Poco dopo Berger tenta la stessa manovra su Mansell, con lo stesso esito, ma questa volta entrambi sono costretti al ritiro.

Nel 1991 a Budapest Senna torna alla vittoria con la McLaren, dopo alcune gare “a vuoto”, che avevano permesso a Mansell di riavvicinarsi. In prova la McLaren fa debuttare una versione sperimentale di un cambio semiautomatico, la cui autonomia però è solo di alcuni giri. Sempre prima della gara, Senna e Prost sono “invitati” dalla Federazione a chiarire le proprie divergenze in privato, dopo le polemiche seguite al duello avvenuto a Hockeneim. La gara si decide alla partenza: Patrese scatta bene e pare in grado di passare al comando, ma Senna tira la staccata a fine rettilineo e mantiene la testa. Non verrà più superato fino al traguardo, anche se per gran parte della gara le Williams, prima con Patrese e poi con Mansell nei giri finali, tenteranno di insidiarne il primato. Nel 1992 la gara vive sul duello fra le Williams: Patrese si gioca tutte le chance di mantenere il titolo aperto, dopo il ritiro della Germania. Il padovano scatta dalla pole e si porta al comando. Un cauto Mansell viene passato da Senna e Berger, ma riesce poi a portarsi dietro il brasiliano. Intorno a metà gara Patrese si gira, ed è poi costretto al ritiro dalla rottura del motore. Per vincere il titolo, Mansell deve mantenere la seconda piazza, ma è costretto ad una sosta ai box da cui riparte sesto. Mentre Senna mantiene la testa e va a vincere, Mansell compie una serie di sorpassi e, complice il ritiro di Schumacher che perde l’ala posteriore sul rettifilo del via, ottiene il piazzamento che gli consente finalmente di portare a casa l’agognato titolo, ottenuto per di più in un numero record di gare. Williams ancora protagonista nel 1993: Prost è in pole, ma non si avvia al giro di ricognizione, partendo quindi dal fondo. Damon Hill scatta al comando, nella speranza non si ripetano gli inconvenienti che lo hanno fermato nelle gare precedenti. Gli inseguitori sono via via decimati da testacoda e problemi tecnici, e a metà gara Prost è salito al terzo posto. Il francese però viene richiamato ai box per un problema all’ala posteriore, che richiede 7 giri per la riparazione. Hill si mantiene al comando ed ottiene la prima vittoria della sua carriera, mentre un guasto al motore toglie di gara Schumacher, lasciando la piazza d’onore al compagno Patrese, prossimo a terminare una lunghissima carriera.

L’edizione 1994 arriva in un momento particolarmente drammatico della stagione: dopo l’incendio di Hockeneim il team Benetton è sotto accusa, oltre che per la bandiera nera di Silverstone, mentre Hakkinen è stato sospeso per una gara a causa dell’incidente al via del GP Germania. La gara vive tutta sul duello fra Schumacher e Hill. Il tedesco scatta in testa e prende un certo margine, ma la sua strategia prevede 3 soste, contro le 2 di Hill. Nel traffico riesce però a destreggiarsi meglio dell’inglese, ed alla fine dei pitstop si trova ancora al comando, posizione che mantiene fino al traguardo. Sul gradino più basso del podio, per la prima volta, l’olandese Verstappen, compagno di Schumacher alla Benetton. Nel 1995 la gara ungherese vive un momento “diverso” in una stagione dominata da Schumacher. Il tedesco, dopo una qualifica poco brillante, riesce a mettersi alle spalle di Damon Hill, che è al comando. Ma durante i pitstop alcuni problemi al rifornimento di carburante permettono all’inglese di scrollarsi definitivamente di dosso la minaccia del tedesco. Hill vince quindi senza particolari problemi, e riguadagna molti punti in classifica mondiale su Schumacher, costretto al ritiro nei giri finali. Anche il 1996 è contraddistinto dal dominio Williams. Schumacher guadagna la pole, sfruttando le sue capacità di guida, ma non ci si aspetta che riesca a fare lo stesso per tutta la durata della gara. Il duello è quindi fra le due Williams di Villeneuve e Hill: entrambi scelgono una strategia a 3 soste, ma quella di Villeneuve è meno flessibile. Nonostante questo, la pessima partenza di Hill lo relega dietro vetture più lente. Non è quindi in grado, dopo essersene liberato, di insidiare concretamente il compagno di squadra che, preso il comando alla prima sosta, lo mantiene fino al traguardo, controllando il ritorno di Hill.

Nel 1997 il titolo vede in lotta Schumacher e Villeneuve. Ma in Ungheria un protagonista inaspettato sale alla ribalta: Hill. La Arrows dell’inglese sfrutta in modo eccellente le gomme Bridgestone e, complici i problemi, sempre di gomme, sulla vettura di Schumacher, pare avviato ad una comoda e storica vittoria. Nel frattempo Villeneuve ha avuto la meglio su Schumacher e si pone all’inseguimento di Damon. Il sogno del team Arrows svanisce in vista del traguardo, perché a due giri dalla fine problemi al cambio rallentano Hill, che viene passato da Villeneuve con un passaggio sull’erba. Il canadese vince e si rilancia nella lotta per il titolo. Gara particolarmente tesa nel 1998: questa volta la lotta per il titolo vede Schumacher contrapposto ad Hakkinen su McLaren. La partenza vede Hakkinen portarsi al comando, ma la gara si gioca sulle strategie: per farlo uscire con pista libera, la Ferrari modifica la strategia di Schumacher portandola da 2 a 3 soste al secondo pitstop. Il tedesco è quindi costretto a guadagnare in pochi giri il tempo necessario alla sosta supplementare. Comincia a girare ad un ritmo indiavolato, mentre alle sue spalle Hakkinen in difficoltà con la vettura rallenta il compagno Coulthard, che non viene autorizzato per alcuni giri a passare il capo squadra. Alla fine viene ordinato di scambiare le posizioni, ma ormai Schumacher ha accumulato il distacco necessario. Si ferma ancora, riparte al comando e vince la corsa. Schumacher non è presente per l’edizione 1999 a causa della frattura riportata a Silverstone. Il suo sostituto alla Ferrari, Salo, è in grossa difficoltà, mentre Irvine sembra in grado di contenere i danni rispetto al rivale Hakkinen. Il finlandese guida la gara con autorità, mentre alle sue spalle Irvine accumula distacco ma riesce a mantenere la seconda piazza, fino a pochi giri dal termine, quando un problema al differenziale gli fa compiere un’escursione sull’erba che permette a Coulthard di passare e portare a casa una doppietta McLaren.

Il 2000 è l’anno dello storico ritorno alla vittoria nel mondiale per la Ferrari, ma le gare estive sono un periodo difficile per la scuderia italiana. Dopo i passi falsi di Austria e Germania, Schumacher è sotto pressione per il ritorno di Hakkinen. Per il finlandese la gara in Ungheria è oramai un appuntamento “di casa”, per la grande quantità di tifosi provenienti dal proprio paese, che assiepano ormai tradizionalmente le tribune dell’Hungaroring. In gara non ce ne è per nessuno: Hakkinen prende il comando al via e lo conserva fino al traguardo senza essere mai realmente impensierito. Schumacher si limita a contenere i danni, precedendo Coulthard, anche se questo significa cedere a Mika la testa della classifica mondiale. Musica del tutto diversa nel 2001: la superiorità della Ferrari è evidente, e con una doppietta mai in discussione, Schumacher e Barrichello portano a casa sia il titolo piloti che quello costruttori. Schumacher ottiene la 51. vittoria ed il 4. titolo mondiale, eguagliando in entrambe le graduatorie Alain Prost. Nel 2002 il titolo è già stato vinto da Schumacher al GP Francia, ma rimane da conquistare la seconda piazza del mondiale con Barrichello. Il brasiliano parte dalla pole e conduce fino al traguardo, scortato da Schumacher. Il ritmo “di sicurezza” delle Ferrari è testimoniato dal fatto che Schumacher, a pochi giri dalla fine, prende spazio da Barrichello e stabilisce il giro più veloce di circa 2 secondi inferiore al ritmo che entrambi stavano tenendo in quella fase di gara. Gli unici sprazzi di spettacolo vengono dal duello fra Montoya e Räikkönen.

Preso atto della difficoltà di avere gare spettacolari sul circuito magiaro, gli organizzatori operano alcune modifiche prima dell’edizione 2003. Il rettilineo di partenza viene allungato, ed il tornante alla fine viene reso più stretto. La staccata è più dura e permette qualche tentativo di sorpasso in più rispetto al passato. Anche la parte finale viene ridisegnata, con una staccata più impegnativa prima dei due tornanti finali. Ma la vera sorpresa dell’edizione 2003, è la prima vittoria di Fernando Alonso, che diviene il più giovane vincitore di una gara valida per il mondiale. Con lo spagnolo la Renault torna alla vittoria come costruttore “completo” e la superiorità del duo non viene mai messa in discussione dagli avversari. La Ferrari è in crisi, soprattutto per lo scarso rendimento dei pneumatici rispetto ai Michelin della concorrenza più agguerrita: Schumacher termina doppiato, mentre Barrichello è vittima di uno spettacolare incidente causato dal cedimento di una sospensione posteriore. Esordisce, nella gara di casa, l’ungherese Baumgartner. Pochissime le emozioni nel 2004, stagione dominata dalla Ferrari: con la vittoria di Budapest, la scuderia italiana vince il titolo costruttori, mentre Schumacher si avvicina a quello piloti. Il tedesco vince la 12. gara su 13 disputate, battendo il suo stesso record di vittorie in una stagione, sulla strada verso il 7. titolo piloti. Il ciclo delle vittorie Ferrari si chiude con il 2004, ed infatti nel 2005 l’atmosfera è decisamente diversa. Schumacher sigla la pole position, ma la lotta per il titolo è ormai un fatto privato fra Alonso e Räikkönen. Lo spagnolo pregiudica le sue possibilità di vittoria con un contatto alla prima curva, che lo costringe ai box. Kimi invece attua una strategia che, come quella di Schumacher, prevede tre soste, ma la differenza nei giri delle soste, ed il ritmo superiore che è in grado di tenere nei giri a pista libera, permettono al finlandese di portarsi al comando e vincere con largo margine.

L’edizione 2006 vede un fatto più unico che raro nella ventennale storia del Gran Premio d’Ungheria. La gara si disputa su pista bagnata, con la pioggia che va e viene. Polemiche nelle prove accompagnano le penalizzazioni, prima di Alonso, per una scorrettezza nei confronti di Doornbos ed un sorpasso con bandiere gialle, poi di Schumacher, autore di un doppio sorpasso in regime di bandiera rossa. Tutti partono con gomme da bagnato, ed Alonso dimostra subito un ritmo eccezionale, rimontando posizioni su posizioni, e portandosi al comando in occasione della sosta di Räikkönen. Il finlandese però tampona Liuzzi in doppiaggio e causa l’intervento della Safety Car. Dopo una sosta ai box, Alonso è vittima di un inconveniente ad una ruota, fissata male, ed è costretto al ritiro. La situazione sembra favorevole a Schumacher, che dopo un avvio molto esitante, è risalito fino al podio. Ma la pista comincia rapidamente ad asciugarsi, ed il tedesco insiste con le gomme intermedie, che si usurano però troppo in fretta. Dietro di lui rinvengono De La Rosa e Heidfeld. Schumacher taglia la chicane in alcune occasioni e quando la BMW tenta il sorpasso, le vetture entrano in contatto. La Ferrari riporta danni irreparabili ed il tedesco è costretto ai box, anche se verrà poi classificato ottavo. Button, passato al comando dopo il ritiro di Alonso, lo mantiene fino alla bandiera a scacchi, siglando la prima vittoria personale, ed anche il ritorno alla vittoria per la Honda, dopo i due successi degli anni ’60. La gara vede l’esordio di Robert Kubica, pilota polacco che sostituisce Jacques Villeneuve alla BMW.

Come detto, la pioggia del 2006 ha rappresentato una eccezione nella storia della gara ungherese. Al momento la possibilità di precipitazioni per quest’anno appare piuttosto bassa, ma visto lo spettacolo dello scorso anno, forse c’è da augurarsi che quel 20% di possibilità divengano realtà, in un momento in cui la Formula 1 sembra avere bisogno di competizione in pista, piuttosto che corti di giustizia e carte bollate…

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7 pensieri su “Al di là della Cortina di Ferro

  1. Infatti, è _molto_ probabile che piova il sabato. Però con le qualifiche divise in 3 è difficile che capiti qualcosa come Francia 1999, perché comunque le 3 parti dovrebbero essere abbastanza “omogenee” anche dal punto di vista climatico.

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  2. Direi di no, nel senso che comunque se la gara fosse asciutta dovrebbero (credo) montare entrambe le mescole. E’ capitato spesso che in Q3 montassero sia gomme dure che morbide e poi non partissero con la stessa mescola usata negli ultimi giri di Q3.

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  3. Tutto molto preciso, unico appunto (piu’ formale che altro): mi pare che i due secondi di penalita’ in Q di Alonso fossero causati sia dal “gestaccio” su Doornbos (reo di averlo ostacolato) che da un sorpasso effettuato in regime di bandiere gialle; i due di MSC dal (doppio) sorpasso in regime di bandiere rosse.

    Quoto in pieno la speranza che un po’ di spettacolo _in pista_ ci “ripulisca” tutti dai veleni di queste ultime settimane.

    marloc

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  4. Certo che se lo spettacolo dell’Ungheria doveva ripulire i veleni delle ultime settimane, stiamo _molto_ freschi… se possibile la situazione è molto peggiorata, e non si vede nemmeno all’orizzonte la possibilità di un miglioramento, né per lo spettacolo, né per la “tensione” presente in pista e ai box…

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