Un ponte fra mondi differenti

Così si considera il paese che ospiterà la prossima tappa del mondiale di Formula 1, ossia la Turchia. Paese in preda a contraddizioni ed in via di evoluzione politica, è una recentissima “nuova entrata” nel calendario della Formula 1. L’ingresso fa parte della recente infornata di paesi con i quali Ecclestone ha voluto svecchiare il panorama delle gare, togliendo circuiti e nazioni che non offrivano più i necessari ritorni economici, sostituendoli con paesi emergenti, disposti ad investire sull’evento Gran Premio, anche con ingenti interventi dei governi locali, pur di presentarsi al mondo come moderni e “degni” della sofisticata tecnologia e dell’atmosfera patinata che contraddistingue le gare odierne, eventi sociali ancora prima che sportivi.

La prima edizione risale al 2005, e rappresenta il Gran Premio con la minore “anzianità” del calendario 2007. Sede del tracciato non poteva essere altro che Istanbul, cuore politico ed economico della nazione. La pista presenta molte caratteristiche comuni agli impianti di nuova generazione: richiede carico medio-alto, ma ha anche allunghi interessanti e staccate molto impegnative. Le curve sono presenti in assortimento pressoché completo, dai tornantini alle pieghe da fare in pieno. La particolarità è però quella del verso di percorrenza, antiorario, al contrario della maggior parte delle piste. Dopo la scomparsa di Imola dal calendario, solo Interlagos presenta questa caratteristica.

Il disegnatore è ovviamente, l’architetto Tilke, che pare essere l’unico in grado oggi di progettare un circuito completo per la Formula 1. Forse per questo alcune delle caratteristiche avvicinano questa pista alle varie Sepang, Shangai, Shakir e via dicendo… La lunghezza è poco più di 5 km, ed in molti punti è possibile “incrociare” le traiettorie di gara, permettendo qualche possibilità di sorpasso anche con le vetture odierne. Uno dei punti certamente più interessanti è la “Curva 8”, curvone lunghissimo, da affrontare a velocità medio-alta, che presenta raggio variabile, ed è costituita in pratica da tre differenti sezioni: risulta molto difficile trovare la giusta maniera di percorrere questa curva che richiede precisione di guida e sensibilità per uscire con la massima velocità per presentarsi sul successivo rettifilo. La sezione successiva presenta il punto di massima velocità, seguito poi da una sequenza di curve lentissime, che riportano sul rettilineo del traguardo. La parte che riporta alla “Curva 8” è un’alternarsi di curve medio-lente, con interessanti escursioni altimetriche. Tutta la pista è circondata da ampissime vie di fuga, per la maggior parte asfaltate, come accade in tutti gli impianti moderni.

La storia del Gran Premio ovviamente si può riassumere molto brevemente, essendo ad oggi composta da sole due edizioni. Nel 2005 il circuito rappresenta un’incognita per tutti. La stagione si è ormai delineata, ed i pretendenti al titolo si sono ridotti a Räikkönen ed Alonso. Lo spagnolo è al comando della classifica, mentre Kimi tenta una rimonta, spesso ostacolata da problemi di affidabilità della propria vettura. In Turchia tutto invece procede come si deve per il finlandese, che parte dalla pole e controlla tutta la gara fino al traguardo senza essere mai impensierito. Le cose paiono mettersi al meglio anche perché il suo compagno di squadra, Montoya, si tiene dietro Alonso per buona parte della gara. Ma a pochi giri dalla fine, dopo aver doppiato Monteiro, frena davanti al portoghese, che non riesce ad evitare di urtarlo. Juan Pablo riparte senza perdere la posizione, anche se la Renault gli si è ormai fatta sotto. A due giri dal termine Montoya perde il controllo della vettura nella curva 8, finendo nella via di fuga per quel tanto che basta ad Alonso per guadagnare la posizione e minimizzare i danni in classifica mondiale rispetto al rivale. La Ferrari è del tutto assente, come del resto spesso accaduto in una stagione assolutamente negativa: Barrichello vede il traguardo doppiato e fuori dai punti, Schumacher nemmeno quello, dato che si urta con Webber mentre questi tentava di sdoppiarsi ed è costretto al ritiro. L’esperienza del primo Gran Premio di Turchia è comunque molto positiva, ed il circuito pare consentire anche gare spettacolari.

Nel 2006 la situazione è cambiata: la lotta per entrambi i titoli, piloti e costruttori, vede in lizza Renault e Ferrari, con le rispettive prime guide, Alonso e Schumacher. La gara si corre sulla scia delle polemiche, perché pochi giorni prima la FIA conferma una decisione che era già nell’aria, ossia proibisce il mass damper della Renault. In prova è Massa a centrare la pole, ed al via della gara le Ferrari si involano al comando, seguite da Alonso. Una prima svolta della gara avviene in prossimità del primo pitstop: entra la Safety Car, ma la posizione rispetto al gruppo è tale da permettere ai primi di fermarsi ai box prima di ricongiungersi con la vettura di sicurezza. Tutti fanno quindi questa scelta, ma le due Ferrari sono vicinissime e si fermano insieme. La squadra rifornisce prima la vettura di Massa, e Schumacher rimane in coda per alcuni secondi, che permettono ad Alonso di superarlo nei box. La strategia Ferrari prevede però un pitstop ritardato per il tedesco, che potrebbe ancora passare il rivale mantenendo un buon ritmo alle sue spalle. A questo punto è però Schumacher a commettere un errore, sempre alla famigerata curva 8, arrivando largo e perdendo così secondi preziosi. Nonostante il successivo forcing a suon di giri veloci, non riguadagna abbastanza terreno su Alonso per poterlo superare al secondo pitstop. Le posizioni rimangono quindi cristallizzate fino al traguardo, che vede la prima vittoria di Massa in Formula 1, dopo che in prova aveva segnato la prima pole. Alonso riesce ad incrementare il suo vantaggio in classifica mondiale nonostante un tracciato che è apparso favorevole ai suoi avversari, mentre Schumacher può rimpiangere la seconda occasione mancata, dopo quella del Gran Premio di Ungheria, per colmare il distacco dallo spagnolo.

La seconda edizione della gara ha uno strascico “diplomatico”. Il regolamento della Formula 1 prevede un cerimoniale ben preciso e dettagliato (forse troppo) sulle autorità che devono essere presenti sul palco per la premiazione. La Federazione Turca ha però invitato, per la consegna dei premi, il premier della repubblica turco-cipriota, riconosciuta dalla sola Turchia. Il fatto che l’unica rappresentanza cipriota riconosciuta anche dalla FIA sia quella meridionale (greca) avvia una procedura della FIA stessa che chiede conto alla Federazione per aver contravvenuto (regolamento alla mano) alle norme per la scelta del premiante. In realtà il problema è squisitamente politico, in quanto la FIA non vuole essere coinvolta o sanzionare in alcun modo dispute territoriali. Dopo alcune settimane in cui il futuro del Gran Premio di Turchia pare in forte dubbio, la questione viene risolta con una pesante ammenda da parte della FIA, ed il relativo appello della Federazione turca per una sua riduzione. Pericolo scampato, per questa volta, per la corsa…

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2 pensieri su “Un ponte fra mondi differenti

  1. niente di personale contro questo popolo…ma mi viene in mente un detto molto diffuso anche oggi: “mamma li turki!!”…
    qualcosa vorrà pur dire…

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