Honda vs. Bridgestone: in Giappone è di scena la sfida tra titani

umbrela_jap.jpgIl Twin Ring di Motegi è un bellissimo complesso che sorge tra le meraviglie naturali del quartiere Kanto settentrionale sulle colline a nord ovest di Tokio; è composto da due circuiti (da cui il nome), un ovale di 2,4 km e la pista su strada di 4,6 km costruito secondo le normative internazionali per farlo rientrare nella ranking mondiale FIA.
La pista è di proprietà della Honda che fece costruire il tracciato come area di collaudo a metà del 1997.
Dal 2000 ospita il Gran Premio del Giappone per il MotoMondiale; mentre l’ovale è meta del programma corse delle formule americane.
motegi_honda_museo.jpgPiù che un solo autodromo, il Twin Ring e un vero e proprio “centro motoristico” aperto tutto l’anno dove lavorano più di 300 persone; con Hotel, Centro Congresso, ristorante, un parco con specie floreali e faunistiche protette, un area per bambini e soprattutto l’Honda Collection Hall, il museo storico della casa dove sono conservate centinaia di mezzi che hanno fatto l’epoca dell’ala dorata da più di mezzo secolo.

A livello internazionale, oltre alla gara del motomondiale, possiamo trovare il ‘Bridgestone Indy Japan 300 mile‘ nell’ambito della IndyCar Series, che è stato disputato in aprile scorso.
Nell’ambito de LeMans Series, fa parte anche del circuito del ‘Japan Le Mans Challenge‘, insieme allo Sportsland di Sugo, al Fuji e al circuito internazionale di Okayama.

La pista stradale, per la competizione motociclistica, si diceva, misura 4.801 m. con un bel rettilineo che misura 762 m.: leggermente in discesa, i bolidi della MotoGP riescono a superare i 300 all’ora prima della importante staccata a destra che porta alla esse dell’accesso ai box (il punto forse più bello del tracciato). A corredo ben 14 curve, 8 a sinistra e 6 a destra.

motegi_area_map.gifE’ una pista perfetta, quasi pianeggiante lungo tutta l’estensione, un fondo piatto e liscio quasi come un tavolo da biliardo e un asfalto ovviamente ideale, con ottimo grip senza essere particolarmente abrasivo. Quindi il più amato? beh, non proprio. Proprio la struttura catenzata del tracciato, con curve da seconda marcia in sequenza raccordate da brevi rettilinei esaltano le doti ciclistiche e motoristiche (staccata, piega e riaccellerazione e così di seguito), ma meno le funamboliche abilità dei centauri.

Valentino Rossi vuole vincere, deve vincere, non ha altre alternative per sperare… per tenere viva la fiammella.
Lui è motivatissimo; e sembra che la sua M1 finalmente giri come piace a lui.
Riaprire il mondiale? forse più che presunzione, pare una bestemmia. Ma le parole di Valentino sono inequivocabilmente un cavalleresco guanto di sfida all’avversario in rosso: «Non stiamo pensando al campionato, siamo consapevoli che molto probabilmente non è alla nostra portata. Ma possiamo fare il massimo per tenerlo aperto il più a lungo possibile, e questo sarà il nostro obiettivo per il prossimo fine settimana».
Ma l’ultima vittoria del Dr. Rossi in Giappone risale ormai al 2001, poi tutti secondi posti. E nei due anni passati proprio dietro a una Ducati.

Un’incognita potrebbe venire anche dalla gomma: dalla Repubblica Ceca in avanti la Michelin ha fatto buoni progressi, sforzi che hanno portato i propri frutti all’Estoril dove 3 delle prime 4 motociclette avevano calzature francesi.
I tecnici Michelin saranno seriamente sotto la lente. Non solo da Davide Brivio e Co.
E’ stato un anno decisamente fallimentare quello 2007 per la Honda Racing Corporation: il pilota su cui avevano puntato per il rilancio del marchio è solo 3° a ben 99 punti di distanza dal battistrada, mentre Nicky Hayden, casuale campione del mondo 2006, addirittura 9°; nel campionato costruttori la Honda è seconda con un solo punto in più sulla Yamaha; e nella classifica per Team, d’avanti al Repsol Honda Team (293 punti) troviamo il Rizla Suzuki MotoGP (297), il FIAT Yamaha Team (317) e – ovviamente – il Ducati Marlboro Team (392).
Ma domenica si corre in casa loro, sulla loro pista, davanti ai parenti, mogli, mariti e figli dei loro dipendenti; e vogliono fare bella figura… non vogliono perdere la faccia. Chiederanno a tutti di dare il 110%.

Dal canto loro le Bridgestone hanno monopolizzato le ultime due edizioni, con la vittoria al Motegi nel 2005 e 2006 di Capirossi su Ducati-Marlboro. E se a farla da padrone sarà il vecchio leone Loris?

Ormai tutti conoscono la situazione di classifica; anche perché non bisogna fare molti sforzi; semplice semplice: Casey Stoner primo con 287 punti e Valentino Rossi dietro (nemmeno poco) a 211. E gli altri? tutto il resto è noia…

Non solo MotoGP 
In 250 cc, Jorge Lorenzo difficilmente chiuderà il discorso mondiale in modo definitivo e matematico domenica, perché dovrebbe solo vincendo e sperare che Andrea Dovizioso non giunga a punti. Ma in ogni caso lo spagnolo ha 51 punti di vantaggio sul romagnolo della Honda. E’ naturale che se spera Valentino in MotoGP, perché Andrea dovrebbe nutrire minori ambizioni? Purtroppo Lorenzo ha mantenuto un trend troppo preciso e costante per pensare che possa farsi sfuggire l’iride finale. E Andrea non è Valentino. Ma lo diceva il grande Mick Doohan che “prima bisogna vincere le gare e poi di conseguenza arriva il titolo“.

Differente è la situazione nella classe ottavo di litro; i giochi sono tutt’altro che già segnati. Tutto gira all’insegna della suspence, con Faubel e Talmacsi staccati di soli 2 punti l’uno dall’altro. L’anno passato lo spagnolo giunse 6° mentre l’ungherese solo 9° (anche se era pilota Honda). Entrambi Aprilia del team Barcaja, non sembrano voler concedersi spazio di vantaggio e mollare la presa: bravi.
L’unica cosa certa è che alla fine in 125 il Mady in Italy prevarrà su tutti.

E quest’anno potrebbe essere grande slam.

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