Senso della misura

Ok, per il povero Max è stato un anno difficile, però a dire certe cose dovrebbe starci attento. Va bene ridurre i costi, soprattutto in un momento in cui l’economia mondiale è un po’ alle strette, e va bene anche una ricerca mirata alle componenti da sfruttare poi su strada, ma che il “pinnacle” della tecnologia sia una serie in cui tutti i concorrenti usano lo stesso motore, le stesse sospensioni, la stessa elettronica e lo stesso cambio, oltre alle stesse gomme, mi pare un po’ troppo squalificante. Anche perché poi se questa “monovettura” (in pratica) viene progettata con l’aerodinamica delle attuali vetture, i sorpassi che già adesso sono rari sarebbero del tutto inesistenti, ed in più non si capisce a che titolo un costruttore dovrebbe partecipare alla serie (visto che le grandi case sono prima di tutto costruttori di motori…). A questo punto forse la cosa da augurarsi è che Mosley venga davvero messo fuori, se queste sono le linee di sviluppo che prevede per l’automobilismo al massimo livello…

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4 pensieri su “Senso della misura

  1. vuoldire che la vuole affossare allora. la gente non ci andrà più e i costruttori non parteciperanno più al mondiale. il potere nelle mani di una sola persona comunque … bah
    i proprietari del circus dovrebbero essere le scuderie e loro dovrebbero farsi le regole e tutto il resto. Anyway, tra Mosley e l’altro vecchiardo della F1 che non cito perchè mi stà sui maroni, è l’ora proprio di finirla.

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  2. Non credo di essere sospettabile di Mosleysmo, dopo la scandalo andava preso a calci nel culo che probabilmente godeva anche…

    Analizzando l’idea in sè, invece, non è all’atto pratico così malvagia.
    Parliamoci chiaro: la F1 che ci ha stregato e fatto suoi dipendenti (nel senso narcotico del termine) è figlia di un monomotore di fatto, il Ford Cosworth.

    Cosworth + Hewland + 4 gomme Good/Year, saldatore e filo elettrico ed ecco che era pronta, nei fantastici anni 70, una F1. E se solo c’era un budget (o neanche, a volte bastava una vera idea) dietro, vai che si vince al debutto (March, Wolf) o quasi (Arrows).
    Essendo Max la M di March queste cose se non se le ricorda le ha perlomeno interiorizzate.

    Vietare poi l’aerodinamica di dettaglio (winglets e cazzate altre) va nella direzione di privilegiare chi ha un cervello cui accoppiare la forza bruta dellla galleria del vento

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  3. Al momento la F.1 è una vetrina per i costruttori. Se ci si mette di mezzo il “monomotore”, una volta conclusa la gara per la fornitura, non ci vedo un gran vantaggio per nessun costruttore a prendervi parte.
    Se poi ci si mette che il regolamento tecnico impedisce le “fughe” di idee troppo geniali e fuori dagli schemi, si ridurrebbe la “massima serie” ad uno sbrilluccicoso monomarca…

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  4. La storia che ricorda Filippo è vera.
    Applicata alla F1 odierna diverrebbe piacevole come appoggiare i maroni alla graticola. 🙂 🙂
    Ferma restando la stronzata del pinnacle che oramai non è più pinnacle in nulla, mi pare un po’ forte …

    Visto il vento ecologico che tira invece di stronzate quali il monomotore, perchè invece non incentivare la ricerca in termini di efficienza delle motorizzazioni come (e più che) ai tempi della formula consumo?
    Magari con diversi tipi di motorizzazione?

    E se proprio si vuol standardizzare per risparmiare che si risparmi sulle ali e tutte quelle minchiate che sono più anacronistiche di un display OLED ai tempi dell’australopiteco (e così facendo si rendono pure inutili sessioni di migliaia di ore in galleria del vento).
    Vuoi la downforce a tutti i costi? La si ottenga come ai tempi delle wing-car, senza ovviamente quegli eccessi visto che di missili impazziti non se ne sente il bisogno.

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