Qual è stato il fattore del successo della Formula 1?

Me e ve lo chiedo.

Parlando di fattori (nel senso di farmers) come non ricordare Jim Clark, gentiluomo di campagna. E da questa battuta prendo lo spunto per mettere sul tavolo una mia tesi, e cioè che la grandezza della Formula 1 è stata determinata dalla grandezza degli uomini che l’hanno fatta.

Non posso parlare degli anni ’50. Bisognerebbe ascoltare i vecchi saggi ed andare in emeroteca un mese. Posso tranquillamente parlare degli anni ’70, perlomeno dall’epoca di Lauda alla Ferrari. Ma… ho come l’impressione che i ’70s siano stati il consolidamento di un mito già costruitosi nei ’60s.

I nomi di Clark, Hill, Stewart, Rodriguez, Brabham, Surtess, Amon, Hailwood, Hulme; e di Chapman, Ferrari, Rob Walker, Owen.

I teatri delle gesta, le piste di Spa, Nurburgring, Silverstone, Monza, Watkins Glen nelle loro versioni più nobili e più pericolose.

La mancanza della TV, e quindi la grandezza amplificata delle gesta dal tam tam e dalle iperboli dei media non visuali.

I ’70s e gli ’80s, che io faccio terminare il 1 maggio 1994 (in buon accordo con Watson, nell’intervista che concede ad Autosprint questa settimana) sono un grande lavoro di consolidamente di un mito già sbocciato, secondo me.

Vuoi per i disgraziati regolamenti (sul rifornimento in primis, proprio del 1994), vuoi per il non eccelso carisma del campione dell’era che ne seguì, vuoi per l’invecchiamento e l’avidità di chi ha preso il potere (sempre a cavallo di quegli anni: Mosley-Ecclestone in maniera definitiva e senza contrappesi), vuoi per la disgraziata aerodinamica del muso rialzato (accidenti a Posthleitwaithe, pace all’anima sua) e delle mille winglets, si assiste ad un’epoca perlomeno di stasi e di riflusso per quanto riguarda il mito consolidato.

A vous.

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3 pensieri su “Qual è stato il fattore del successo della Formula 1?

  1. Watson ha affermato che il 1 maggio 1994 ha rappresentato il punto di svolta dal punto di vista della sicurezza delle piste, non tanto dello spettacolo o del mito/successo della F1 sotto questo punto di vista. Se proprio vogliamo dirla tutti, date precise non ne esistono, è stato un evolversi continuo, ricordo perfettamente che a fine anni ’80 si parlava di spettacolo in crisi e F1 in declino rispetto ai ’70, ed in effetti certe annate erano forse nobilitate da piloti di carisma e bravura nettamente superiore a quelli di oggi ma in quanto a spettacolo io ne ricordo davvero pochino (1987, 1992 furono annate davvero penose, ma anche 1984 e 1988 sono annate che possono rimanere nella memoria solo a tifosi della Mclaren). Sono tanti i fattori che formano il successo di uno sport, ciascuno di essi ha un peso particolare, ma non è detto che tutti questi fattori siano presenti allo stesso momento. E non è detto che tutti questi fattori vengano pesati alla stessa maniera a seconda di quando li si prende in esame. Gli anni ’60 o ’70 rimangono nella memoria per la visione ancora pionieristica delle corse, ma allo stesso tempo per i primordi di una F1 più professionale rispetto a quella degli anni ’50. Leggendo le parole di Watson si esaltano avvenimenti di quell’epoca che in un’ottica diversa non so se debbano essere presi come verità assoluta. Parlo in particolar modo della sicurezza, adesso che non si fa più male nessuno è facile dire che ci vorrebbe un pò più di rischio, ma mi chiedo chi mai avrebbe non solo affermato ma anche solo pensato a una cosa del genere nei giorni successivi al 1 maggio ’94.
    Aggiungo poi una riflessione: si critica in maniera feroce e in maniera spesso fondata l’attuale F1, ma devo dire, in tutta verità, che non ricordo quando sia stata l’ultima stagione in cui ho seguito ogni singolo gp senza dovermi quasi mai annoiare…. ci sono stati eventi criticabili, decisioni ingiuste, personaggi forse non all’altezza, ma noia quest’anno non se n’è quasi mai vista, al contrario di parecchie stagioni, anche negli anni cosiddetti mitici, in cui si faceva davvero fatica a rimanere svegli davanti alle tv. Io ricordo dopo i due autoscontri Senna-Prost di Suzuka 89/90 un senso di amarezza, perchè le polemiche e il veleno sparso in quei giorni svilivano in maniera assoluta il contenuto sportivo di quel duello. Eppure mi è capitato più volte negli ultimi tempi di sentir parlare di quell’epoca come di unao dei peridoi mitici delal F1…. e allora mi chiedo (anzi, non me lo chiedo proprio: ne sono sicuro) se non sia solo il passare degli anni a far cambiare ottica a chi segue le gare.
    Il passare del tempo addolcisce i ricordi, i lati negativi delle cose sfumano, e rimangono solo i lati positivi, sia delle cose che delle persone. E’ per questo che ciò che viene dal passato ci sembra quasi sempre bello, mitico e piacevole da ricordare.

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  2. Certamente esiste un processo che tende ad edulcorare i ricordi e che quindi ci fa ricordare il passato della Formula 1 come un’epoca nettamente migliore dell’attuale ma non credo sia sufficiente a giustificare il progressivo scollamento che stiamo vivendo nei confronti dello sport motoristico per eccellenza. Il problema credo che dia duplice: da una parte sono a lungo tempo mancati personaggi che sapessero agglutinare intorno a sé passioni (di qualunque segno esse fossero) come erano stati capaci i Senna e Prost negli anni 80. Solo in questi ultimi due anni con l’arrivo di Hamilton e la sua contrapposizione con Alonso si è vista tornare a galla quella schiuma di passione antagonista che ha caratterizzato gli anni passati (e che forse ne era in una qualche maniera il marcatore). L’altro punto è la percezione che l’intero complesso sia in realtà più uno spettacolo itinerante di puro intrattenimento acefalo che non uno sport. Troppi interventi esogeni ed estemporanei da parte di un ente che troppo spesso è parso più preoccupato di riuscire a vendere a caro prezzo i diritti dell’ultima gara brasiliana che non mantenere la legalità dello svolgimento della competizione. Troppi piloti che paiono più passeggeri della loro vettura che non abili campioni intenti a domare un mostro feroce. Ricordo anche io le critiche che riporta P#R sulla noiosità delle gare ma ricordo anche l’impressione (confermata dalle gare che ogni tanto riguardo) che i mezzi fossero effettivamente complicati, nervosi, difficili; delle belve pronte a disarcionare il loro cavaliere non appena questi avesse indugiato. Quella sensazione di imprevedibilità è ciò che più manca alla F1 attuale ed è quella che viene artificiosamente creata da decisioni regolamentari dubbie e spesso in palese discrasia le une dalle altre.

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  3. Pingback: Notizie dai blog su Ferrari 599 GTO: primo video spia dal Nürburgring

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