Auto e Co2 – Perchè mai l’Italia deve pagare l’inefficienza tedesca e giapponese?

Comunico con piacere che Jody ha accettato di scrivere in esclusiva per noi.

Eccovi il suo primo messaggio.

In un contesto di calo generalizzato dei consumi, l’auto italiana finisce sotto attacco da parte della concorrenza europea ed extracomunitaria.

La questione dello standard minimo di emissione del parco prodotto a 130g/Km di CO2 che l’UE ha decretato entro il 2011 sta evidenziando l’ipocrisia di paesi come Germania ed il Giappone in materia di protezione ambientale.

Infatti, i costruttori italiani di automobili sono già oggi quelli più virtuosi dal punto di vista del contenimento delle emissioni di gas serra, presentando una gamma che
mediamente genera appena 141 g/Km .

Questo è stato reso possibile dai massicci investimenti che FIAT ha destinato alla ricerca e dalla professionalità di alto rango del Centro Ricerche Fiat, che ha creato
motorizzazioni in grado di ottimizzare i consumi (basti pensare all’invenzione del Common Rail e ai successivi sviluppi del sistema Multijet, per il comparto turbo-diesel, e T-Jet, per il comparto turbo-benzina) , su modelli sempre più razionali per compattezza e masse.

L’Italia quindi si presenta con le migliori credenziali possibili all’appuntamento con le nuove normative UE in materia di riduzione per unità di prodotto dei gas serra.

A fronte di un simile contesto di eccellenza professionale e tecnologica, fa riscontro l’arretramento ed il ritardo della concorrenza.

I tedeschi, in particolare, presentano gamme composte da veicoli relativamente pesanti, dotati di motorizzazioni non sempre tecnologicamente adeguate (basti pensare al
fallimentare Injector-Pump di marca VW), inzeppate di SUV e monovolume
che spiccano per i loro elevati indici di ingombro, di pericolosità e di impatto ambientale.

Consapevoli della loro debolezza, con le lobby milionarie, le case tedesche stanno sfacciatamente “orientando” le scelte regolamentari europee.

Imponendo principi strampalati quanto strumentali, come ad esempio quello di considerare l’obiettivo dei 130 g-Km di emissione di CO2 come media dell’intera produzione mondiale e non come media che ciascun costruttore deve rispettare.

Secondo le regole imposte da questo principio, le case più virtuose, come Fiat,
sarebbero costrette a rispettare un limite ancora inferiore, per consentire a quelle meno virtuose (come Bmw, Mercedes e VW) di stare su livelli più elevati.

Insomma, alla fine pagherebbero i più bravi, cioè noi italiani!

L’indignazione da parte nostra è innanzitutto di carattere civico: i tedeschi (ma anche i giapponesi), quando si tratta di difendere le loro indifendibili aziende, non hanno alcun riguardo per le politiche di salvaguardia ambientale .

Ma c’è un’indignazione anche di tipo etico-industriale: è inaccettable che l’Italia debba
pagare un conto di miliardi di Euro all’anno (perchè questo significa portare le emissioni medie del prodotto giù fino a 115-120 g/Km di CO2) da versare alla ricca Germania o allo stra-ricco Giappone, solo perchè nel settore dell’auto questi due Paesi non sono capaci di mettere sul mercato prodotti efficienti ed ambientalmente virtuosi !

Jody

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5 pensieri su “Auto e Co2 – Perchè mai l’Italia deve pagare l’inefficienza tedesca e giapponese?

  1. Chiedo una precisazione per capire meglio una vicenda di cui non ero a conoscenza. Se si stabilisce che la media deve essere X su tutta la produzione mondiale, come si fa a stabilire quale è la “quota” e quindi la media, che spetta a ciascun costruttore ? Ossia, come viene “ripartito” il fatto che in pratica la produzione totale di CO2 nel mondo sia un totale ben definito, su produttori che hanno produzioni molto diverse ?

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  2. E’ semplice. E’ stato introdotto il concetto della parametrizzazione dell’emissione unitaria di CO2 ponderata con il peso del modello.

    In parole semplici, se un modello pesa più della media di gamma, può emettere più gas serra …. se pesa di meno deve emetterne di meno ….

    La Casa Nazionale ha fatto i conti ….. in questo modo, sarebbe costretta a portare le emissioni medie della gamma Fiat-Lancia-Alfa a 118-120 g/Km entro 3 anni …

    Un fatto inammissibile !

    Soprattutto se si considera che limare ulteriormente le emissioni unitarie su un’utilitaria italiana di cubatura 1.1 è molto più costoso, in termini di investimenti sulla tecnologia, che farlo su un gippone giapponese di cubatura 4.4 ….

    Rispondi
  3. Piacere di conoscerti, Jody!
    Sono quello delle cronache scritte in diretta, grazie per esserci! Volevo chiederti: come si colloca l’Italia nella media europea di emissioni da parte delle sole auto, e di emissioni civili nel suo complesso? Secondo, quale parte (o %) di emissioni totali è frutto della circolazione dei veicoli?
    IMHO, il vero problema non sta nelle emissioni auto, ma sta nel fatto che molte case hanno dei sistemi di riscaldamento arretratissimi (e te lo dice uno che vive dalle parti di una centrale a _carbone_). E’ un “falso problema”, che però ha delle ripercussioni sull’industria.
    Grazie per la risposta, ciao!
    Marco

    Rispondi
  4. L’ A.D. Fiat Marchionne ha valutato che sarebbe pari allo 0,0013% la quota di gas serra in meno che si avrebbe applicando le normative UE.

    Si tratta effettivamente di un falso problema.

    Per noi tecnici, rappresenta un problema ben più consistente quello delle polveri sottili (che è un vero inquinante, al contrario del CO2), dove il contributo dlele motorizzazioni a gasolio, specie veicoli merci, è importante.

    Rispondi

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