Anche in Malaysia Rossi c’è

Un pilota che vince già per questo è di norma un grande campione.
Uno che vince 8 mondiali non può certo essere messo in discussione.
Però il Valentino Rossi di Sepang è veramente una cosa ‘bestiale’.
Il gruppo formato da Rossi-M1-Bridgestone è veramente più forte di qualunque altro. Forse anche in modo esagerato.

Rossi disbriga la pratica avversari in un lampo; quasi venisse da un altro pianeta oppure, per usare le parole di Guido Meda, facesse un altro mestiere.

Di questi tempi la situazione è sempre la stessa. Un pilota, chiunque egli sia, che si chiami Stoner, Dovizioso, Hayden o Pedrosa, si prende qualche soddisfazione, per qualche giro a provare a fare l’andatura d’avanti; poi il Dottor Rossi mette la freccia e sorpassa; e come nelle immagini iconoclastiche, diventa un puntino lontano. Il Rossi di questo momento è magico.

La cronaca del GP di Malaysia sul tracciato di Sepang potrebbe chiudersi qui. Che cosa ci sarebbe di altro da aggiungere?
Però in verità la gara è stata abbastanza interessante e – in molti tratti – anche bella.

Dani Pedrosa – per la prima volta da quando gommato Bridgestone – parte in pole (con il tempo di 2.01.548), seguito dalla coppia del team Yahama-FIAT, Rossi e Lorenzo. In seconda fila troviamo Hayden, Edwards e Dovizioso, mentre Stoner stranamente è 7°: non è riuscito in qualifica a sfruttare il suo secondo set di gomme da tempo prima della bandiera a scacchi. Chiudono la 3ª fila il nostro Capirex e Randy De Puniet sulla Honda del team Cecchiniello.

Al via parte bene lo spagnolo della HRC, benissimo Andrea Dovizioso. Stoner 4°, viene però immediatamente passato dal suo prossimo compagno di squadra, Nicky Hayden. Toni Elias, del team Ducati satellite, anticipa la partenza e sarà costretto a un ride through.
Rossi – come spesso quest’anno – non dimostra il guizzo felino allo start… ma non ci mette molto a destarsi: supera gli avversari in modo netto e veloce. Solo Andrea offre un minimo di suspance contro il tavugliese, ma è un fuocarello, giusto come stuzzichino; poi anche lui diventa una pratica fatta. Si avvicina rapidamente al leader della corsa, il quale riesce anche a segnalarsi per una serie di giri veloci; ma Rossi è più costante, determinato. E arriva sotto il codone della RC212V numero 2.
Intanto, nelle retrovie, Edwards, che aveva perso terreno in partenza, supera Capirossi e si porta in ottava posizione; viceversa Stoner fatica a tenere il passo di Hayden, dimostrando che i problemi alla mano sono un fatto che debba essere risolto, e in fretta.
Dopo i primi giri, sotto la linea del traguardo passano nell’ordine Pedrosa, Rossi, Dovizioso, Hayden, Stoner, Nakano, Lorenzo, Edwards.
James Toseland perde il controllo dell’anteriore, cade ed è fuori gara.
Dovizioso intanto fa un po’ da tappo e permette ai due fuggitivi di prendere un piccolo margine di vantaggio.
Sorpasso e successivo controsorpassso tra Stoner e Shinya Nakano.
10° giro: Rossi perde gli indugi e attacca lo spagnolo; tutto molto bello, direbbe Ameri. Emergenza in corso: fate passare il Dottore.
In quella stessa tornata Lorenzo scivola; sembra abbia subito pochi danni (lui e la moto), si rialza e torna in pista. Ma dovrà dare immediatamente forfait, rientrando ai box.
Il gruppetto formato da Dovizioso, Hayden, Stoner e Nakano rimane compatto fino a 9 giri al termine; mentre il distacco con il duo d’avanti è salito a 7 secondi.
Rossi ha una frequenza incredibile; in pochi giri il suo vantaggio su Camomillo è siderale.
Il rischio pioggia è sempre stato in agguato per tutta la giornata. A 6 giri alla fine la direzione gara espone le bandiere bianche, segno che c’è pioggia, ma soprattutto che si può cambiare moto (con gomme rain); grande movimento nella pit-lane, con tecnici e meccanici intenti ad approntare le moto con i pneumatici da bagnato. Ma non sembra ci sia abbastanza acqua in pista da far calare il ritmo gara; e soprattutto nessuno si azzarda a un’operazione tanto rischiosa e che farebbe perdere una trentina di secondi, a 25 km all’arrivo.
Nakano finalmente riesce a superare Casey Stoner e a portarsi in 5ª posizione.
Hayden è ingarellato con Dovizioso per la conquista della 3ª piazza che significa podio. L’americano è volitivo, ma il pilota italiano dell’Honda factory è un bell’osso duro e chiude tutte le porte. In varie occasioni Kentucky Kid osa quasi troppo, ma invano.
Mentre il vantaggio di Rossi sale a oltre 4″, che gli permette di condurre in assoluta tranquillità, anche Pedrosa, saldamente 2°, non sente alcuna pressione dalle retrovie. Tutta l’attenzione quindi ricade sulla lotta per il podio tra Andrea Dovizioso e Nicky Hayden; che diventa incandescente negli ultimi due giri. Ma Andrea è tenace e offre questo stupendo (e forse insperato) regalo d’addio al suo team JiR Scot.
Sotto la bandiera a scacchi, Rossi vince con 4″ abbondanti di distacco su Dani Pedrosa, Dovizioso terzo, seguiti da Hayden, Nakano, Stoner, Loris Capirossi, Edwards e Chris Vermuelen a chiudere i primi 9 classificati.

Per Valentino Rossi è la 9ª vittoria quest’anno; 71 è il computo in carriera che, percentualisticamente sulle gare disputate, fa 46%: il QUARANTASEI ritorna sempre nella vita dell’ingordo Vale.

Il mondiale 2008 della MotoGP si proietta verso la conclusione con il GP nella Comunità Valenciana, ultima gara in calendario.
La classifica non ha più molto da dire, con Rossi e la Yamaha entrambi Campioni del Mondo. Stoner per un punto è matematicamente vice-campione (al massimo Pedrosa può raggiungere quota 254 contro gli attuali 255 dell’australiano della Ducati). Lo stesso 3° posto generale dello spagnolo dell’HRC non è insidiabile da Giorgio Lorenzo, che a sua volta invece potrebbe essere passato da Andrea Dovizioso (5° a 21 lunghezze di distanza dal maiorchino e avanti di 17 punti su Hayden). A parte qualche piccola variazione a centroclassifica, quindi, direi che la situazione è in pratica consolidata.

Ci rileggiamo a Valencia tra una settimana.

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