Facce

Facce.
Ci sono quelle arrossate di sudore e bianche della polvere del campetto dell’oratorio. Immancabilmente una di loro fa la proposta. Spesso viene da un componente della squadra che sta perdendo ma a volte no. “…ci giochiamo tutto in una serie di dieci rigori..?”.
E così scompaiono le due ore di partita, i goal, i punteggi. Tutto rivive una specie di riassunto elettrico in quei dieci rigori. Tutti da ragazzi abbiamo provato, tutti siamo stati quelle facce sudate che rimettevano tutto in ballo per rivivere la perfezione della sfida decisa all’ultimo minuto.
Poi c’è la faccia paonazza di Flavio Briatore. Occupa buonissima parte del mio schermo televisivo. E dice sornione che il finale di Campionato è stato “incredibile”.
Ed è esattamente quello che penso anche io.
Incredibile.
Cioè con la stessa credibilità della partita dell’oratorio; quella che si gioca tutto ai rigori.
Quella imperfetta nel suo essere già decisa quando non è ancora ora di tornare a casa per la cena; quella che va resa perfetta nella sua indecisione artata.
C’è la faccia del perdente-vincente. Vincente perché comunque ha reso parola sacra la bestemmia della sua presenza in cima alla classifica piloti. E perché in fondo lui è quello che ha perso per colpe non sue, ha fatto tutto quello che poteva e solo il gioco beffardo del destino lo ha voluto punire oltre le sue colpe.
C’è la faccia del vincente-perdente. Perdente perché ha dimostrato che senza una dozzina di punti di vantaggio all’ultima gara riesce a rendere quasi vincente un perdente perfetto.
Poi c’è la faccia dell’indifferente. Indifferente per sua natura o magari perché già ad inizio anno gli è stato chiaramente detto che questo sarebbe stato l’anno in cui il perdente sarebbe assurto ad eroe nazionale. E questo spiega tante sue gare scostanti e assenti.
E alla fine c’è la faccia del vincente-puro.
L’uomo che riesce a far replicare all’infinito la sequenza di penalty; l’uomo che rende parentesi inutile otto mesi di competizione per raggiungere la perfezione della roulette, del tutto o niente, del dentro o fuori.
L’uomo che riesce a spacciare questo spettacolino da teatrino milanese, questa brown sugar tagliata con il borotalco o peggio con l’arsenico, questa commedia dell’arte “incredibile”.

Cioè, perlomeno per me, non più credibile.

marloc

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4 pensieri su “Facce

  1. Il titolo, “facce”, è perfetto anche per quello che devo dire io.
    La faccia di Massa, crudelmente illuso dalla radio di essere campione, e lo è stato per 10 secondi (10 secondi, sia chiaro, di troppo). Paga la sua mancanza di classe, ma si è dimostrato un buono sportivo con le parole che ha speso in conferenza stampa. Niente di che, parole obbligate, parole ovvie, l’ABC dello sport, quello che insegno e che ha imparato anche mio figlio di sei anni, ma di questi tempi è già qualcosa.
    Le facce della corte dei miracoli al box Ferrari. Gli americani inquadrano le bionde-da-gara al box, di solito le mogli, molto spesso scese da un paginone centrale di Playboy. Qua in Europa quando andava bene c’era Erja Hakkinen o Corinna, col il solo Coulthard a tirare su la media. Con i bimbiminkia (Hamilton e Massa, entrambi, a giocarsi il titolo) ecco comparsa una fauna di nani e ballerine che sembra di essere trasportati dalla macchina del tempo al Midas del congresso del PSI di Craxi… giuro, mi pare di avere intravisto De Michelis che ballava la samba al box Ferrari! Mi auguro che sti cialtroni vengano spazzati via, né d’altra parte in McLaren si distinguono granché sull’argomento.
    La faccia dei due Todt, ben riassunta da pf: con l’aria di aver pestato una merda con una Tods chiodata… anzi, una Todts chiodata…
    La faccia di Hamilton, mezzo campione ancora da formare, ma almeno quel mezzo c’è e si vede… oggi Dennis ha vinto la sua scommessa ma, ribadisco, se Hamilton fosse stato mandato a farsi le ossa, che so, in una Prodrive clonata… probabilmente Alonso sarebbe quadricampione mondiale da un bel po’.
    La faccia di Alonso, l’unico forse consapevole di quanto sopra, che pensa quello che è ovvio che pensi.
    La faccia di Raikkonen, mi è parso sollevato, a me sembra un uomo di sport e Massa campione sarà sembrato troppo pure a lui!
    La faccia dei giovani al muretto Ferrari, cui è stato imposto di coltivare la spocchia e che stanno annacquando nella bullaggine le loro indubbie qualità.
    La faccia di Ron Dennis, il vincitore di oggi, a distanza di 24 anni dal suo primo titolo!
    La faccia di mio figlio che si specchia nella mia che, spegnendo il televisore prima della fagiolata in umido domenicale, gli dice “l’abbiamo scampata bella!”

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  2. Un piacere questi due post, veramente.
    Aggiungo una ciliegina alla descrizione di Filippo della cosca Todt-craxiana di Interlagos.
    il festeggiamento sbracato di amici e parenti del cervellone all’ultimo giro salvo poi scoprire quello che in McLaren avevano già capito all’inizio del suddetto ultimo giro.
    La gioia e la conferma che questi non hanno la più pallida idea di dove cazzo siano.
    Tra Danny de Vito padre con cappellino da camionista rumeno, il figlio borazzo che ben conosciamo, il fratello del suddetto che si presenta a livelli di abbigliamento che rasentano il nomadismo e la madre con il rosario c’è veramente farsi delle grasse risate.
    Purtroppo tutto questo non basta a levarceli dalle palle, speriamo solo che il nepotismo Todtiano risulti un po’ smorzato l’anno prossimo. Non voglio trovarmi di nuovo all’ultima gara con il rischio che un cialtrone vinca il titolo.

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  3. Scusate il commento off topic, ma non ho trovato altro modo per contattarvi.

    Vi seguo da qualche tempo, e mi piacerebbe discutere con voi una possibile collaborazione che possa dare più visibilità ai vostri scritti.

    Se vi interessa approfondire l’argomento contattatemi all’indirizzo email che ho lasciato nel profilo.

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