Il ricambio generazionale che serviva

 

Spies da solo sul traguardo di Losail

Spies da solo sul traguardo di Losail

Ho peccato: non ho fatto il resoconto delle gare superbike  di Phillip Island e Losail, pur avendone il tempo, ma c’è una ragione, e la ragione è che siamo forse arrivati al momento che la superbike aspettava da anni.

 

Gara uno a Phillip Island è stata vinta da Haga, ma un contatto alla seconda curva aveva tolto di mezzo Spies, il ventiquattrenne americano autore della pole (al debutto).
In gara due Ben non si è lasciato intruppare ed è andato a vincere. Vabbè, mi son detto, può capitare che Haga, soddisfatto per l’esito di gara uno, non abbia insistito più di tanto e si sia assicurato i punti del secondo posto, ma non ero convinto.

Con questo dubbio ho atteso le gare di Losail e la conferma è arrivata: Spies al suo secondo weekend di gara mette a segno la pole e vince entrambe le gare, ma non di poco, bensì disponendo a suo piacimento di Haga e Biaggi, che non sono riusciti a stargli vicino, anzi, in gara due si beccavano almeno mezzo secondo al giro.

Era quindi inutile commentare le gare in sè: tre volte su quattro Spies ha fatto quello che ha voluto e c’è una buona probabilità che nelle gare rimanenti lo scenario si ripeta abbastanza spesso.

A questo punto non voglio fare il saputello, ma avevo subodorato che le cose sarebbero potute andare in questo modo. La Yamaha ha lavorato parecchio sulla moto: ha spostato i pesi in modo che la gomma posteriore non si macinasse come negli ultimi anni ed ha quindi risolto gli unici problemi che la affliggevano, visto che le prestazioni c’erano. Il motore a scoppi irregolari è la ciliegina sulla torta.
Yamaha ha quindi preso il giocattolo e, invece di investire sui soliti strafritti che girano nel carrozzone superbike, ha avuto il coraggio di darlo in mano a due giovani affamati di gloria.

Qual’era il rischio più grosso? Che Spies avesse delle difficoltà ad adattarsi ai circuiti, problema che, alla luce dei fatti, sembra non sussistere.
Di sicuro non c’erano dubbi sulle sue capacità di gestire la pressione ed il corpo a corpo. Ben viene da un campionato, quello AMA Superbike, in cui c’erano solo due moto in grado di lottare per la vittoria: la sua e quella del suo compagno di squadra, Mat Mladin, con più esperienza, recordman di vittorie e che su quella moto ci sta da anni.

Spies contro questo mastino ci ha vinto, non solo. Ha lottato in condizioni in cui un secondo posto era una sconfitta, ed un ritiro un disastro. Quindi sa gestire la pressione lungo l’arco di un campionato, ben sapendo che un minimo errore è molto costoso.
Non a caso a Losail ha dichiarato “è andata bene, ma se Haga continua a fare secondo, è difficile recuperargli punti”.

Ci è passato e conosce già il film. In quanto ad Haga, per ora ha mantenuto la testa sulle spalle, ma è atteso al varco, sotto pressione. Il suo passato è lì che lo minaccia.

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4 pensieri su “Il ricambio generazionale che serviva

  1. Mah, io non riesco a tenere dietro a tutto quanto di interessante c’è nel mondo dei motori… probabilmente mi capiterà di seguire il SB quando mi ricordo che c’è, ma non con la precisione di Michele, ovviamente :-))

    Dubito che anche la F.1 prossima ventura avrà il “rispetto” che le ho dedicato in passato, anche se continuerà ad essere il “focus” della mia attività di spettatore motoristico… Michele, serve un traduttore per il pubblico russo ? 🙂

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  2. Mah, se volete io ho tutti i calendari di F.1, MotoGP e SBK in formato iCal, ve li esporto e rendo disponibili, così non vi perdete niente. 😉
    Riguardo al russo, mah prova a vedere se su FORIX manca qualche traduzione o se c’è bisogno di qualche testo…

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  3. Il problema non sono i calendari al momento… se hai anche da mandarmi qualche ora da aggiungere alle 24 di cui sono composte le giornate, sei il benvenuto :-)))

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