Lo stato confusionale della Ferrari

Partito il mentone, non ho più motivi di antipatia nei confronti della Ferrari, al punto di essermi rallegrato della vittoria di Raikkonen nel 2007, pur contro colui che reputo l’attuale capobranco, cioè Alonso. Oltretutto si è tolto dai maroni progressivamente anche Todt, ed io sono a posto. Il colorato circo dei miracoli che fa capo a Massa, pur se mi disgusta, la considero una nota folcloristica ed autolesionistica.

E’ quindi senza nessun piacere che osservo le ultime vicissitudini del team di Maranello. Già l’anno scorso hanno perso un mondiale da soli (in primis orientando lo sviluppo, in particolare delle sospensioni, verso the Brain).

E, per carità, una macchina si può sbagliare, come pare che sbagliata effettivamente la F60 sia, almeno per ora. E la coazione alla vittoria, ed a ripetere la vittoria, è da manuale dei disturbi psicanalitici: la Ferrari, in un momento grigio, quasi terminale, dell’industria automobilistica italiana, è stata il faro nella nebbia, l’oasi nel deserto, anche – diciamolo – il paravento dietro cui nascondersi. Questo deve avere logorato la squadra, negli anni del dominio, in modo indicibile, oltre ad avere reso normale qualcosa che, nello sport, normale non è e non deve essere: la vittoria.

Sono accadute cose, all’interno ed a latere della spy-story, che una stampa meno “di regime” avrebbe dovuto indagare e scavare; abbiamo visto addii al rallentatore (un mio leit-motiv), con Brawn in anno sabbatico che viene convocato nel 2007 a Parigi al consiglio per la spy-story, e Byrne in (?) pensione convocato nel 2009 di nuovo a Parigi per l’appello sui diffusori.

Detto questo, e con molto altro da dire ancora, sono sconcertato dalla reazione all’inizio disastroso.
Quello di Baldisserri a me sembra un siluramento, magari mi sbaglio. Non credo fosse meritato. Fa il paio con il licenziamento del dirigente McLaren per la lie-story.
Il verdetto sui diffusori, scontato se non si trattasse della FIA, è stato accolto malissimo. In occasione di Sepang venne coniato il modo di dire “dobbiamo vincere il Gran Premio di Parigi” (a mio avviso uno dei paradigmi della disgustosa gestione dello sport e della vittoria  impostata da Todt): ora che per la prima volta, inevitabilmente ma sorprendentemente, la Ferrari ha perso a Parigi (dopo aver riscritto trattati di aerodinamica curva – proiezione su un piano storto – e chi più ne ha più ne metta) volano letteralmente gli stracci.

Ad una frase tutto sommato banale di Parr (Williams):  se il diffusore viene dichiarato illegale (per una questione semantica e linguistica oltre che tecnica, riguardante il raccordo tra piani diversi e la loro descrizione in linguaggio), Ferrari e Renault dovranno ammettere di avere parimenti corso e vinto mondiali con macchine illegali (secondo lo stesso principio lessicale).

Apriti cielo: repliche come checche stizzite, richiesta di smentita a Parr, chiamata in causa di Brawn a smentire Parr. Se Briatore è legittimato dalla sua storia a prendere posizioni cialtronesche, anche in modo provocatorio (patetico il continuo richiamo al dopo Senna che ripete da inizio anno), la Ferrari non lo può inseguire su questo piano inclinato.
Piccarsi per la frase del tutto ovvia e neutra di Parr significa 1) avere la coda di paglia 2) volerla mettere in rissa.

E continuare ad evocare Brawn per farsi dare ragione è indefinibile. C’è un team che ha il suo nome (e che monta, tra l’altro, motori Mercedes) in testa al mondiale. E non mi risulta ancora  a libro paga di Maranello.

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2 pensieri su “Lo stato confusionale della Ferrari

  1. La frase di Parr (definita addirittura una “tentata provocazione” da La Repubblica) sembra che abbia colpito nel segno visto che Morosini (su Il Corriere) intavola una filippica su un Ross Brawn e sui diffusori che sarebbero “frutto di un concetto filosofico tanto caro ai tecnici di scuola britannica: cercare fra le pieghe del regolamento una soluzione di poco costo migliore di quella che le norme regolamentari consentivano”. Interessante come si sopravvoli astutamente su quali scuderie il “britannico” Brawn abbia portato al successo proprio con quella sua tanto biasimabile dote. Guardacaso proprio quelle citate da Parr e guardacaso proprio coi metodi citati da Parr e che adesso il Morosini (e altri commentatori) di colpo biasima. Trovo gustosissimo il fatto che ora che la FIA sia diventata di colpo “complottista” (sempre il Morosini) e il WMSC luogo dove vengono decise sentenze “pilotate”; mentre evidentemente quando decideva che un corpo non esposto a nessun flusso d’aria sottostasse agli articoli del regolamento che riguardavano l’aerodinamica o peggio che un differenziale potesse trasformarsi in uno sterzo, fosse detentrice del Verbo.
    Infine, visto che di cialtroni si sta parlando, una nota di colore arriva da Flavio Briatore. Probabilmente per metterlo a tacere basterebbe raccontargli che il “double deck” Brawn in realta’ l’ha progettato un “young engineer”; lui sa in prima persona che a questi e’ permesso praticamente tutto…

    m

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  2. Spero che adesso si calmino, visto che probabilmente Briatore con il suo diffusore (che funziona) adesso farà il pesce in barile.
    Domenicali dice che se continua così cominceranno a pensare al 2010.
    In tal caso qualche ripensamento sui piloti, con un Alonso su piazza, si impone.

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