Corto circuito: vita da una tribuna sulle libere del GP di Monaco.

Stavolta la storia inizia dalla stazione FS di Ventimiglia, dove il vostro umile affezionatissimo è di partenza, destinazione Monaco – Montecarlo.

La mia attenzione è colta da un gruppo di persone che sta salendo sul treno. Cappellini col Cavallino d’ordinanza, telefonino sempre incollato all’orecchio. Capto delle battute: “Ventimiglia è bellissima: è piena di monti!” Il mio orgoglio di ligure non può far a meno di pensare: “Eh, vedi: a che serve avere Villa Hanbury, quando ti basta aver due monti…”. Soffoco la risata impellente, e vado oltre il mare con lo sguardo.
Poco dopo la partenza, lo stesso gruppo di persone, che nel frattempo ha occupato il divanetto a semicerchio che occupa un terzo del vagone delle ferrovie francesi (a proposito, idea geniale!) continua a parlare delle “bellezze della costiera ligure”. Uhm. Tutto chiaro.
Alla prima stazione dopo Ventimiglia, Menton-Garavan, sale una piccola famigliola francese, con bimbo con maglietta “Ferarri” (sic!), e poi un paio di altre persone. Cominciano a parlare in italiano, si complimentano per la loro “genialata”: sono saliti a Ventimiglia, hanno incrociato le dita, sono scesi a Menton-Garavan solo per timbrare il biglietto, e sono risaliti. In questo modo hanno risparmiato qualche euro. Il mio biglietto Albenga-Monaco mi guarda sconsolato. Tiran fuori una frittata di cipolle, ed un giornale. Indovinate qual è.
Bravi, “Il Secolo XIX”. Liguri a pieno titolo. Anche loro vanno al GP, e direi che a questo punto si saranno presi i posti migliori sulla cima del Rocher. A 40 Euro, invece dei 70 del weekend di gara.
Il sottoscritto, per una volta, ha deciso di fare una follia (nel senso ligure del termine!) e godersi la vista delle libere dalla tribuna V. Dove? Tra la Rascasse e la Noghez, per intenderci le ultime due curve del circuito di Montecarlo.
Quando il treno arriva, faccio tutta la strada di corsa (sbagliando anche una volta accesso, colpa mia che cercavo di fare la strada a memoria!). Quando prendo posto la tribuna è già super affollata. Mi ritaglio un angolino niente male, e tiro fuori la reflex meccanica (sì, quella di questo articolo) con relativo “cannone”: obiettivo 70-300. E via con gli scatti, dall’uscita della Rascasse fino all’imbocco della Anthony Noghez.
Fotografando in queste condizioni, ti rendi anche conto di quanto sia difficile la vita di quei professionisti, che sono capaci di beccare il particolare più recondito di una monoposto. Un rullino da 36 pose finisce in pochi minuti. Devo proprio fare la follia di comprarmi la reflex digitale. Vicino a me c’è un altro fotografo, con una digitale con teleobiettivo da paura. Sguardo d’intesa, stessa marca. Dopo un po’ capisco che guarda l’obiettivo della mia reflex con rispetto, ma un po’ come si guardano i signori anziani. Eh, lo so. 35 anni di fotografia nelle mani, hanno un certo peso.
Infatti lui può permettersi di imbracciare la macchina con una sola mano, mentre a me il peso del “cannone” si fa sentire (anche poi il fatto che sono io che devo mettere a fuoco l’immagine, e non un processore che fa tutto “in automatico”). Ma il rumore (vero, eh!) dell’otturatore che scatta è una sensazione che non ha prezzo, per me.
Ad un certo punto, Sebastian Vettel, forse per tutte le volte che l’ho chiamato, da queste pagine, “Vettellino”, decide di affumicarmi, e con me tutta Monaco, rompendo il motore. La fumata è veramente acre, e la gola diventa roca come dopo un’intera partita della Nazionale passata ad urlare.
Cambio macchina fotografica, e passo alla “digitalina compattina che fa fotine piccine picciò”, come me l’hanno definita in passato. E qui mi rendo conto che, pure con lo scatto a ripetizione, il rischio di fotografare “n” volte l’asfalto è veramente in agguato. E poi, mentre uno pensa a cancellare le foto fatte male, ti passano un 300 vetture sotto il naso, alla solita velocità pazzesca. Credo che i professionisti abbiano schede da sì e no un terabyte, giusto per lasciare il momento del “togliamo le schifezze” a dopo l’evento. E fanno bene!
Devo ammettere che, dalla mia posizione, a sì e no 5 metri dalla pista, i “cavalieri del rischio” si vedono davvero bene. In alcuni casi mollo la digitale, per vederli semplicemente passare. Ad un certo punto c’è una “toccata” tra due piloti. Dallo schermo gigante viene sparata la scritta, in tre lingue: francese, inglese, italiano. Peccato che l’indicazione della curva sia la scritta “un casino”: un italiano pensa subito a cose gravi! La scritta in Italiano, invece, recita: “a toccato e riparte”. Ma i verbi sono optional, forse anche a Monaco…
Finisce la prima sessione di prove libere, e tutti rientrano ai box, ma non prima di fare delle prove di partenza. Anche qui, lo spettacolo nello spettacolo: alcuni piloti (Hamilton, ad esempio) scaldano le gomme innescando un piccolo “pendolo” all’uscita della Rascasse. Immagino il “pelo” che ci voglia per fare una cosa del genere.
Un po’ di pausa, e poi inizieranno le libere della GP2. Guardo i commissari (sì, gli efficientissimi commissari di Monaco: quelli capaci di farti sparire una macchina incidentata in 20 secondi, e senza rubartela!) che azzannano un pezzo di baguette ripieno di… qualcosa! Dei medici di corsa che entrano in pitlane portando una baguette in mano (eh, sì, è difficile portare a casa la pagnotta, in F.1!). Documento la cosa, per tramandarla ai posteri.
Mi guardo intorno: nella mia tribuna ci sono un po’ tutte le genti che son sotto il cielo. Il fotografo di prima è francese, c’è un altro fotografo, con bretelle e aspetto imponente, che è belga. Verso l’inizio della sessione di GP2 arriva anche un gruppetto di russi (e qui credo che Petrov ne sappia qualcosa). Uno dei russi, ad ogni modo, sfoggia una maglietta che inneggia a Schumacher campione del mondo, con il numero 3. Al lettore (e agli almanaccari) il compito di individuare la data di produzione della maglietta.
Dopo le libere della GP2 (della quale scrivo solo una nota: finita un minuto prima per colpa di un pilota, credo sia Valerio, che perde il controllo e sbatte nella salita che va da S.te Devote al Casinò, innescando quella che è nota come “fagiolata” in altri sport!) un po’ di pausa (”pausa-panino”, come viene definita dalla speaker italiana, che ha una voce terribilmente simile a quella di Stella Bruno. Brr. Trovo interessante notare che, nella mia tribuna, spariscono quasi tutti, tranne un gruppo di italiani che mangia una focacciata immane, giusto per essere “cazziati” dall’intransigente “monsieur du controle”. Mentre gli invitati girano sul circuito con vetture normali e non, vedo un ragazzino che urla: “una Spyker!”. Esatto! E penso: allora è vero, che la “passionaccia”, come la chiamo io, si contrae da piccoli!
Fotografo un po’ i piloti che rientrano nella pit lane in tuta. L’unico che si gira nella nostra direzione è Vettel. Gli altri, solo in direzione delle tribune delle Piscine. Raikkonen è l’ultimo ad arrivare. E questo è sintomatico che i problemi di Kimi sono anche psicologici. Peccato.
Alla ripresa delle libere, alle 14, la tribuna si riempie di nuovo. Pronti, via, e Kubica fonde sul rettilineo. Ci sono anche due ragazze coreane (ad occhio). Una che sventola, ad ogni passaggio, una bandiera tedesca con su scritto “Adrian”. Giusto quel che ci voleva per ricordarmi che Sutil è tedesco. Però la ammiro: Sutil è ultimo, perennemente ultimo, ma per lei è come se fosse primo con due giri di vantaggio. Vicino a me c’è un signore distinto, con un cronometro, che fuma una sigaretta dopo l’altra. Dopo un po’ scopro che prende i tempi di Hamilton! Immagino la sua gioia quando Hamilton ottiene il miglior tempo, ma poi è lotta con Massa e Nico Rosberg, che alla fine otterrà il miglior tempo di sessione.
Solo alla fine delle libere l’altra coreana tira fuori una bandiera con su scritto “Sebastian”.
Torno a casa dopo la fine delle libere, pensando: “sopravviverà, questa F.1, ad un eventuale ritiro Ferrari? Secondo me, sì. Se ci sono delle coreane che tifano per un pilota tedesco, in questo circo c’è sempre posto per chiunque!

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6 pensieri su “Corto circuito: vita da una tribuna sulle libere del GP di Monaco.

  1. Bello questo resoconto, che mi ha quasi risvegliato la lacrimuccia di quando (moooooolti anni fa) ero un habituèe del Principato 🙂
    (cmq è Anthony Noghes, non Noghez :-p)

    P.S.
    La tribuna V qual è, quella all’esterno della Rascasse? Per intenderci, quella verso cui puntò Schumacher 3 anni fa per ostruire meglio la pista? 😀

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  2. Beh forse Montecarlo non sarà la miglior pista per una vettura di F1 ma a mio modo di pensare è tra le più divertenti da vedere. Anche io sono Ligure e purtroppo questa Domenica non potrò essere li (ci sono stato però l’anno passato e l’anno prima) ed è un peccato perchè è veramente vicinissimo.
    Ah, vorrei anche io una baguette ripiena di … qualcosa 🙂

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    • mi appioppo 10 tonnellate di invidia (2 su 2 in tribuna) in quanto la prima volta il biglietto lo vinsi, mentre la seconda lo comprai per star dietro alla comitiva. Ovviamente, avrei preferito ben altre posizioni e poi a Montecarlo ci sono posti dove sei praticamente in pista e ti vedi le vetture che ti passano sotto al naso.

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  3. @P#R: caspita se hai ragione, è Noghes! Anche Wikipedia sbaglia (han scritto Noges). Bé, ci penserà sicuramente Mazzoni a rinfrescarci le idee! 😉

    @LuNa: se l’invidia si misurasse a Kg, ne avresti vinto/a una tonnellata! 😀 Hai visto il GP dell’anno scorso (quello sul bagnato)? Dal Rocher, o dalla tribuna (che ti appiopperebbe altre 10 “tonnellate” di invidia! ^_^)
    E comunque, se tu avessi visto il colore indefinibile (verde/marrone) del “qualcosa” che “sciùrtiva” 😉 dalla baguette, avresti cambiato idea subito: credo fosse una cosa tra il paté di olive e quello di acciughe, più piccante però, e credo che il nostro avesse voglia di _bersi_ il contenuto dell’estintore, per spegnere sul nascere la piccantezza… 😉

    Piuttosto, nessuno che commenta la mia tesi (F1=circo, anche _senza_ la Rossa)??? Strano!

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