Flavio Briatore: altro che vita spericolata!

Quando, al 14° giro del GP di Singapore 2008, Nelsinho Piquet sbatté contro il muretto alla curva 17 (Raffles Avenue), pochi potevano immaginare le conseguenze che questo gesto avrebbe avuto sul “pinnacle of motorsport”.
In quella gara Briatore e Fernando Alonso ottennero la prima delle loro due vittorie del 2008. Nei commenti alla gara, Fernando disse che non poteva credere di aver vinto una gara, e che la prima safety car (innescata da Piquetinho) lo aveva aiutato molto.
Ma non parliamo del futuro pilota Ferrari, concentriamoci sul “mandante”: Flavio “Briatür”, il Corsaro Verzuolese.
Cerchiamo di capire prima di tutto l’uomo, per poi capire perché è più che plausibile che abbia, come dire, “consigliato” a Nelsinho Piquet (“pilota” sull’orlo di una crisi di nervi, ricordiamolo) di stamparsi a muro per favorire Alonso.

L’uomo.
Flavio Briatore nasce nel ’50 a Verzuolo, in provincia di Cuneo. I genitori sono insegnanti di scuola elementare. Si diploma come geometra, i voti non sono quel granché. Capisce però subito che la provincia (sarà pure la “provincia granda”) non lo appassiona. E comincia la sua personale scalata al potere.
Lavora: istruttore di sci, gestore di ristoranti. Ne apre uno col suo soprannome, “Tribüla” (“Tribolare” vi dice qualcosa?), ma fallisce per via dei troppi debiti.
Si “ricicla” come piazzista di polizze assicurative a Cuneo, e qui la sua vita e la sua carriera hanno una prima svolta. Conosce Attilio Dutto, un costruttore edile che ha nel frattempo rilevato da un certo Michele Sindona (sì, quello del caffé…) una ditta di vernici. Ne diventa l’assistente.
Il 21 marzo del 1979, Dutto salta per aria appena avvia la sua macchina. Uno dei tanti delitti italiani senza colpevoli. L’omicidio scuote Cuneo per mesi.
Briatore si trasferisce a Milano, dove frequenta gli ambienti legati alla Borsa. Conosce Achille Caproni, industriale aeronautico, che gli affida la sua holding. Con pessimi risultati: Briatore acquista la fabbrica di vernici che fu di Dutto, ma questa fallisce, lasciando sul lastrico gli operai e diversi miliardi di lire di debiti.
Parte della holding di Caproni fu venduta alla società statale Efim. Si ri-ricicla come discografico, e viene visto spesso insieme alla cantante Iva Zanicchi. Entra in un giro di bische clandestine, e viene condannato in primo grado ad un anno e sei mesi di carcere in quanto riconosciuto colpevole di essere il capo del cosiddetto “Gruppo di Milano”, un giro di “spennapolli” che agganciava clienti facoltosi, allo scopo di depredargli le fortune in fretta. Chiedere a Pupo per dettagli. Flavione si sottrae alla giustizia fuggendo nelle Isole Vergini (poverette…), ove ha l’incontro della sua vita: Luciano Benetton. Con l’industriale laniero stabilisce una partnership per la catena distributiva dei suo punti vendita, tenendosi una fetta dei ricavi per sé. Tutti ricordiamo le pubblicità della Benetton, basate sulle foto di Oliviero Toscani, fatte in modo da dividere l’opinione pubblica. La strategia è quella “bene o male, purché se ne parli”. E se ne parla. A fine anni ’80, Benetton ha circa 800 negozi negli USA. Bria intasca una fetta dei proventi da ogni accordo.
Ma gli affari cominciano a subire i colpi della concorrenza, e Briatore cerca “nuovi stimoli”. In passato la F.1 non gli piaceva, ma Luciano Benetton lo nomina direttore commerciale del suo neonato team di F.1, ottenuto acquistando a inizio 1986 la vecchia Toleman (sì, quel “furgoncino” di Senna a Monaco ’84). Piloti: Teo Fabi e Gerhard Berger. Il suo primo GP è ad Adelaide nel 1988. Piloti di quella stagione furono Alessandro Nannini (12 punti) e Thierry Boutsen (27, tra l’altro a punti ad Adelaide, con un 5° posto). Il suo amico Luciano fa fuori anche il team manager della ex Toleman, e Briatore si ritrova “capoccia”. Comincia a guardarsi in giro, e assume un certo John Barnard, per dargli il compito di rifare la monoposto 1989. La Benetton (piloti Nannini, Herbert e Pirro) fa gli stessi 39 punti del 1988, e Barnard viene fatto fuori. Briatore ingaggia Tom Walkinshaw.
Il 1990 si apre con l’annuncio di un super pilota: il tre volte campione del mondo Nelson Piquet (ovviamente senior) si accasa presso il team di Flavio, per due stagioni. 59 punti, l’incidente di elicottero di Nannini che lo mette definitvamente fuori gioco come pilota (lo sostituisce Roberto Moreno) sono il breve resoconto di quella stagione.
Il 24 agosto 1991 è una data che Michael Schumacher (e la F.1) non dimenticheranno: all’esordio con una Jordan (sostituisce Gachot), Schumi ottiene il settimo tempo in qualifica a Spa. Il giorno dopo si ritirerà per guai alla frizione, ma tanto basta perché Walkinshaw e Briatore lo prendano in squadra.
L’intuizione del Corsaro Verzuolese è quella di costruirgli un team attorno: e così arriva, fra gli altri, un certo Ross Brawn.
Saltiamo fino al ’94, con le accuse relative all’illegalità della Benetton (chiedere a Jos Verstappen in merito alla valvola per il rifornimento, o a Damon Hill per il traction control). Come finì il mondiale ’94 ce lo ricordiamo, no?
A fine ’94, Bria si compra anche la Ligier, per poi rivenderla a Tom Walkinshaw, poiché i regolamenti della FIA non permettevano di possedere più team nel circus. Schumi e parte del suo team passano come è noto alla Rossa nel ’96.
Nello stesso anno Briatore comprò anche una quota del team Minardi con l’intento di rivenderla alla British American Tobacco, ma dopo l’opposizione di Giancarlo Minardi e Gabriele Rumi, la rivendette a loro. Nel 1997 la Benetton lo licenzia (sostanzialmente per aver lasciato fuggire Schumacher) e prende David Richards.
Flavione chiede aiuto a Bernie Ecclestone, che lo accasa alla Supertec, azienda che forniva motori Renault a tre team.
Quando poi la Benetton fu venduta definitivamente alla Renault nel 2001, Briatore rientra dalla porta principale nel team francese.
A novembre 2003 il P.M. di Potenza, Henry John Woodcock, ne chiede la custodia cautelare nell’ambito di un’inchiesta su una serie di pressioni indebite verso ambienti ministeriali, ma il G.I.P. di Potenza si dichiara incompetente per territorio.
L’intuito di Briatore si manifesta prelevando dalla Minardi Fernando Alonso e facendone il bicampione del mondo 2005-2006.
Le stagioni successive non sono all’altezza della situazione.

Dossier “Crashgate”.
Quella che segue è una “ricostruzione” dei fatti.
Nelsinho Piquet, figlio di cotanto padre, col quale Briatore si era trovato magnificamente, diventa pilota titolare in Renault nel 2008, senza grossi risultati se si esclude il secondo posto al GP di Germania.

Piquetinho è sotto pressione: il suo contratto non è ancora stato rinnovato. Viene convocato da Bria e da Pat Symonds alla vigilia del GP di Singapore, in cui gli viene chiesto di causare un incidente in una curva senza gru nelle vicinanze, in modo tale da causare una safety car. Gli viene lasciato intendere che, se farà così, il suo contratto verrà rinnovato. I nervi a pezzi di Nelsinho fanno il resto. Dopo la gara, Briatore ringrazia laconicamente Piquetinho.
Flavione mantiene la promessa e, quasi incomprensibilmente per gli addetti ai lavori, rinnova il contratto a Nelsinho. Ma il 2009 non va come previsto.
Piquetinho si mantiene molto al di sotto delle attese, senza nemmeno far un punto. Alla vigilia della decima gara, il GP d’Europa, il 23 Agosto, Briatore appieda il figlio del grande Nelson, preferendogli Romain Grosjean. La separazione è carica di acrimonia. Piquetinho crede interiormente di esser stato ingannato, e che Briatore non ha mantenuto la sua promessa. Parla all’illustre padre, che non crede alle sue orecchie.
Nelson Piquet (senior) ne parla ad Ecclestone. Mr. Bernie intravede la possibilità di far fuori quello che stava diventando un intralcio ai suoi affari, tramite ad esempio la fondazione della FOTA (assieme a LCDM e ad un altro “epurato di lusso”, un certo Ron Dennis…).
Il consiglio che dà a Piquet è semplice: “non dire nulla alla stampa, e fottilo”.
Il 30 agosto 2009, durante la diretta di Spa, il giornalista brasiliano Reginaldo Leme, della TV brasiliana “Globo TV” si lascia sfuggire il fatto che Piquetinho avrebbe sbattuto di proposito a Singapore. La FIA avvia un’indagine. Le indagini vengono affidate alla stessa società che ha difeso il presidente della Fia, Max Mosley, dalle accuse del famoso scandalo a sfondo sessuale che ha minacciato di travolgerlo solo meno di un anno prima.
Il 4 settembre la Renault viene formalmente accusata di violare l’articolo 151c del Codice Sportivo. Sei giorni dopo, Piquetinho fa una dichiarazione alla FIA in cui conferma quanto affermato da Leme. Il giorno dopo, 11 Settembre, la Renault e Bria annunciano che sporgeranno querela nei confronti di Piquet. La FIA prende contromisure, ed è decisa a far fuori Briatore. Offre l’immunità a Pat Symonds, se fornirà dettagli alla FIA. Lui replica dicendo che l’idea del crash è stata di Piquetinho.
Succede qualcosa, in FIA. C’è chi tira in ballo un “mister X”, il quale avrebbe sostanzialmente avallato la versione di Piquet.
Fatto sta che il 16 settembre Briatore e Symonds lasciano il team, e la Renault afferma che non contesterà le accuse concernenti il Gran Premio di Singapore del 2008.
L’epilogo è del 21 settembre: si riunsce a Parigi il FIA World Motor Sport Council per la decisione. Briatore viene radiato a vita dalla F1 (per aver “negato l’evidenza”) e la Renault viene squalificata per due anni con la condizionale. Pat Symonds viene squalificato per 5 anni. Briatore non potrà nemmeno più guardare una gara FIA come spettatore, e se cercherà di fare il manager di un pilota, a questi non sarà rinnovata o concessa la superlicenza.

Epilogo.
Alla luce dei fatti, e del “profilo psicologico” di questo Barry Lyndon dei nostri giorni, mi chiedo come mai, in Italia, ci sia ancora gente disposta a difendere il Corsaro Verzuolese.
Non è una “sfida” Bria vs. Max & Bernie, si tratta della sopravvivenza di uno sport colpito ripetutamente da numerosi scandali. Fare tabula rasa potrà aiutare questo sport.
Personalmente, mi dispiace molto di più per il capo degli ingegneri, Symonds, che ha buttato nel cestino il duro lavoro di una vita. Paradossalmente, egli rischia addirittura l’estradizione verso Singapore: se quel Paese infatti decidesse di incriminare i tre per aver potenzialmente tentato un omicidio (immaginatevi solo se Piquetinho fosse decollato fra la folla…), esiste un trattato di estradizione tra la Gran Bretagna e Singapore. Non esiste, invece, un trattato di estradizione tra l’Italia e Singapore.

Come vedete, spesso le azioni che compiamo hanno delle implicazioni sulla vita di altre persone. Una decisione oggi apparentemente giusta, può trasformarsi in una sbagliata, domani. Ma è comunque giusto che chi ha sbagliato paghi.

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