Il problema del muretto Ferrari e alcune considerazioni su Alonso

Cominciamo dalle cose ovvie: la Safety Car (e quindi per definizione la direzione gara) ha seriamente inficiato il risultato finale del GP d’Europa, ha consegnato la gara a Sebastian Vettel, e in particolare ha colpito la gara delle Ferrari. Nessun dubbio su questo.

Secondariamente, l’attenzione si è posata sul tempismo (o mancanza dello stesso) da parte della direzione gara e sulla correttezza delle penalizzazioni che sono state comminate. In particolare, se la penalizzazione di Lewis Hamilton appare congrua perché di solito la prima infrazione in pista viene punita con un drive-through, i tempi di applicazione hanno suscitato “scandalo” perché il ritardo con cui è stata comminata ha fatto sì che il pilota McLaren riuscisse a mantenere la posizione complice il caso fortuito che il gruppo era bloccato da una Sauber più lenta in un circuito cittadino in cui sorpassare era praticamente impossibile. A maggior ragione la penalizzazione per i nove piloti colpevoli di essere tornati ai box troppo rapidamente in regime di SC è arrivata solo dopo la fine della gara, rendendo impossibile il DT (che sarebbe rimasto all’interno della dinamica della corsa) e applicando una penalizzazione di soli 5 secondi contro i 20 che spesso si usano come alternativa al DT stesso. Si tratta di critiche molto sensate all’operato della direzione gara, che non ha brillato (eufemismo).

Ci sono però alcune cose che non mi tornano, ovvero che forniscono spunti di riflessione. La prima è la reazione quasi isterica della Ferrari a tutta la faccenda già durante la corsa, quando in effetti si è trattato di uno dei molti accadimenti storti che capitano in una stagione di Gran Premi.

Stefano Domenicali a fine corsa sembrava quasi in lacrime, forse l’emotività ha giocato dei brutti scherzi anche durante la gara. Sarebbe infatti da spiegare perché Kamui Kobayashi è riuscito ad arrivare al traguardo prima di Fernando Alonso nonostante una macchina che dalla Ferrari dovrebbe prendere un giro completo, safety car o meno, penalizzazioni o meno (Kobayashi è rimasto fuori durante l’intervento della SC su indicazione di Peter Sauber). Insomma l’ingiustizia percepita ha chiuso la capacità di leggere l’andamento della gara, con il senno di poi pare evidente che non potendo entrare immediatamente ai box per fare il cambio gomme le Ferrari di Alonso e Massa, o almeno una delle due (uno dei vantaggi di avere due piloti competitivi…) avrebbe potuto tentare una tattica diversa per tentare di ribaltare una situazione nata non per colpa della Ferrari. Ma quest’anno il muretto della rossa è assolutamente non reattivo a quello che accade in pista mentre ad esempio in casa McLaren squadra e piloti (soprattutto Hamilton) quando sbagliano è per eccesso di rischio che in casi come quello di ieri viene ripagato per vie strane.

La Ferrari e i suoi tifosi sembrano inoltre essersela presa con Hamilton, ancora una volta “graziato”, ma anche supponendo il pilota della McLaren fosse stato squalificato sul momento con una bandiera nera allora tutta la fila dell’ordine d’arrivo sarebbe avanzata di esattamente una posizione: Vettel, Button, Barrichello, eccetera, con Alonso 7° e Massa 10°.

Quando si parla di Ferrari è difficile non guardare la situazione da un punto di vista di rapporti di forza e discorsi “politici” e mai come in questo momento la squadra corsa Ferrari appare in un difficile frangente, stretta probabilmente da attese esterne di risultati e da pressioni provenienti dall’interno che mettono in dubbio scelte e ruoli di un biennio non fortunato. Da qui una tendenza all’eccesso e l’uso di qualsiasi (scarso) ascendente rimasto sulla direzione gara per tappare i buchi o anche i veri e propri errori altrui. Errori altrui che però vengono vissuti come “tradimenti”.

Anche la gara di Alonso per quanto molto efficiente come velocità nei primi giri mi sembra sia stata censurabile come atteggiamento non appena è successa la confusione della SC (chissà non sia stata la presenza di Briatore nel paddock…)

La sensazione è che Alonso sia andato fuori dai gangheri perché la questione riguardava Hamilton, infatti durante la telecronaca abbiamo sentito un paio di pit radio tra lo spagnolo e il suo ingegnere entrambi riguardanti penalizzazioni del pilota della McLaren e degli altri concorrenti. Sono considerazioni che io credo il pilota dovrebbe lasciare al muretto, e immagino che se due trasmissioni sono state mandate in diretta televisiva molte di più (e più esplicite) sono quelle non trasmesse. Alonso avrebbe fatto meglio a limare qualche secondo dalla sua posizione esistente, impedendo ad esempio a Kobayashi di ritornare su di lui dopo l’inevitabile pit stop ritardato del giapponese. Di nuovo sembra che la gestione dello scontro con la direzione gara sia stato giudicato più importante di quello che accadeva in pista.

Sarebbe importante per Maranello mettersi l’episodio dietro le spalle o c’è il rischio che avveleni il resto della stagione e bruci quel po’ di serenità e lucidità rimasta.

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Un pensiero su “Il problema del muretto Ferrari e alcune considerazioni su Alonso

  1. ho beccato il tuo blog per caso, perche’ su un tema simile che discutevamo con TuttoQua (su wordpress). E’ stato completamente suicida da parte della Ferrari fare rientrare tutte e 2 le macchine in regime di SC. Che diamine, anche un ragazzino avrebbe fatto meglio. Almeno ad una delle due falle fare una strategia diversa! La rossa aveva un buon passo domenica, e se non fosse stata tappata dietro la Sauber io ritengo avrebbe creato abbastanza gap prima della sosta eventuale….ma nuovamente la gestione Domenicali (di cui non sono un fan) ha fatto veramente cadere le braccia.

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