La Fiat ha sbagliato tutto?

Leggo che la Fiat ha subito l’ennesimo calo di vendite nel mese di marzo. A livello continentale.

Magari non capisco nulla del mercato auto, ma se il tanto osannato Marchionne invece di portare in patria troiate tipo la Freemont o rimarchiare la vecchia Chrysler 300 come Thema avesse intrapreso una seria politica per promuovere le vetture a metano, forse queste bastonate non le avrebbe prese.

Faccio un paio di conti e considerazioni in base a quello che leggo e vedo in giro: l’altro giorno, nell’anniversario del terremoto de L’Aquila, hanno mostrato le pompe di benzina, cristallizzate sul prezzo del 2009. La Super era a poco più di un euro, il che vuol dire un aumento di quasi il 100% in tre anni. Di quanto è aumentato il metano nel frattempo? Circa il 20%, stando a http://www.metanoauto.com/modules.php?name=Costi_Carburanti&pa=storico

Provate a cercare un’auto a metano su Autoscout, ne troverete pochissime, segno che ci ce le ha, se le tiene strette. Anche perchè se la Fiat, una delle marche che da tempo investe (limitatamente e male) sul metano ti fa pagare le versioni a metano 3000 euro in più…

Il mercato della benzina andrà peggiorando, è fisiologico, ma la Fiat invece cosa fa? Importa vetturoni pacchiani dagli USA senza offrire una valida alternativa alla benzina sul suo parco macchine.

Freemont, Lancia, Twin Air? ma per piacere…

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3 pensieri su “La Fiat ha sbagliato tutto?

  1. Al solito ci sono più modi di vedere la cosa.
    La prima è che sono semplicemente degli incapaci, e la storia della Fiat, anche quella targata Marchionne, a mio avvio dimostra che non sono mai stati capaci di competere in un mercato libero (chissà che ne penserebbe il nostro amico Jody/Rody Roma… ti ricordi? che bei tempi…)
    La seconda è che ormai Minkyonne vuole fare morire il mercato Fiat per puntare tutto sull’america. La presenza Fiat nel mercato europeo, il quale per scarsità di volumi ed eccesso di competitività è troppo competitivo per loro, è probabilmente ormai un peso. La morte lenta del marchio Fiat potrebbe essere già pianificata da tempo e per niente casuale. Consideriamo anche il fatto che Fiat ha modelli vecchi, di prezzo decisamente sopra la media dei competitor (esempio, GrandePunto vs Fiesta) che non aggiorna da tempo immemore. Senza contare che aveva promesso investimenti in italia che non sono mai arrivati… e intanto continua a fare ultimatum come se il problema fosse (solo) il paese che li ospita e che li ha campati per decenni.
    Per chiudere: Lancia? Alfa Romero? che roba sono? se questi marchi fossero stati venduti agli stranieri, tanto peggio non sarebbe potuta andare…

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  2. Il gruppo Fiat Auto è a posto sul piano economico al di là dell’oceano. Semplicemente in un momento di crisi generale europea (non solo del comparto auto) rischia il meno possibile in questo ambito, facendo solo ciò che è obbligato a fare (nuova Panda ad esempio). Quando poi mette in piedi un impianto di tutto rispetto a Pomigliano (non entro in tecnicismi ma la famosa “farfalla”, cioè l’organizzazione della linea che consente di costruire, se vuoi, prima una Panda poi una Punto poi una Panda senza soluzione di continuità e senza fermare la produzione), debelli un malcostume (a Pomigliano c’erano “orti” non autorizzati in fabbrica) e la controparte si comporta come si è comportata la Fiom e certa stampa italiana, diciamo che la voglia di martirio ti passa molto.

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  3. Vedo che a distanza di anni, la mia linea di pensiero ancora viene presa come riferimento primario per definire una posizione di coerente sostegno al nostro Paese e alla sua industria dell’auto.

    Purtroppo, all’epoca individuai nell’esterofilia e nel provincialismo della classe dirigente e, in generale, del consumatore medio italiano, il più grave dei pericoli per la tenuta del nostro assetto produttivo, nel settore automotive.

    I fatti mi hanno dato ragione ….

    Gli anni ’10 segnano il definitivo superamento della connessione storica Fiat / Italia …. la nostra Azienda ha semplicemente preso atto che l’Italia non vuole essere un Paese detentore di una forte industria dell’auto … la classe dirigente (non solo politica, anche sindacale e giornalistica) lavora contro ogni prospettiva di consolidamento di Fiat in Italia, i consumatori continuano ad inseguire ogni sorta di suggestione straniera, relagando la quota della casa nazionale ad un inaccettabile 27% (55% le francesi in Francia; 75% le tedesche in Germania).

    A fronte di un simile scenario, la Casa italiana sta facendo esattamente ciò che i suoi denigratori degli anni ’90 e ’00 reclamavano: conquistare il mercato americano …

    Fiat oggi opera sul mercato da grande multinazionale ….

    Innanzitutto, acquistando e valorizzando Chrysler e dimostrando di avere ben altro spessore manageriale rispetto ai tedeschi di Daimler-Mercedes, che portarono Chrysler al misero fallimento nel giro di 3 anni, sottraendo senza ritegno risorse pubbliche dei cittadini USA.

    Quindi, dominando i mercati sempre più avanzati di Brasile e resto del Sudamerica.

    E ancora, ampliando le proprie quote in India, Russia e Cina, con sinergie produttive promosse ad hoc.

    E trattando il mercato saturo e critico dell’UE (Italia compresa) in modo da salvaguardare in ogni caso i marchi “di casa”, Alfa e Lancia in primis, senza perdere troppo in termini di redditività (quindi, promuovendo le necessarie sinergie produttive provenienti dal mondo americano e orientale acquisito dal Gruppo).

    Insomma, Fiat è l’unica industria italiana che sta conquistando un profilo multinazionale, a partire dal mercato più prestigioso, quello americano.

    In questo panorama, voi capite bene come:

    1. il permanere di modelli 100% made-in-Italy (da nord a sud: Mito, Giulietta, Bravo, Delta, Qubo, Panda, Punto, oltre all’intera gamma Maserati e Ferrari e a tutti – ripeto,TUTTI i motori),

    2. l’aver re-internalizzato a Pomigliano la produzione di Panda (unica casa al mondo che re-internalizza una produzione così strategica ….)

    3. l’aver deciso di investire su Mirafiori per le linee Jeep e SUV Alfa, da destinare a tuttio il mondo

    rappresenti un atto di amore e anche di fiducia nei confronti dell’Italia, a cui Fiat continua a credere, nonostante i segnali della classe dirigente e dei consumatori italiani continuino ad essere caratterizzato dalla più totale irresponsabilità ed inconsapevolezza …

    E’ ovvio che questa scelta – come ripeto, indotta dall’irresponsabilità e dall’esterofilia dominante nel ns Paese da 20 anni ed accelerata dalla crisi globale – sta avendo un effetto per le gamme dei ns marchi europei.

    Per ultimo, la decisione di chiudere il ciclo di Punto, in assenza di sinergie sulle piattaforme con un’altra casa (Grande Punto era in sinergia con Opel / Vauxall Corsa) e l’idea di puntare – a copertura del segmento di Punto – su 500 Large, fortemente redditiva grazie alle caratteristiche del sito di Kragujevac.

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