Il fenomeno Verstappen

Più che Hamilton e Rosberg, protagonisti scontati figli di un’enorme supremazia tecnica Mercedes, il 2016 è stato l’anno di Max Verstappen.

L’olandese comincia la stagione con la Toro Rosso, ma dopo sole quattro gare viene promosso in Red Bull. Il pilota che sostituisce, Kvyat, è sì reduce da un podio, ma anche da un maldestro doppio tamponamento al via ai danni di Vettel: è l’occasione d’oro per Verstappen.

Non se la fa sfuggire e, grazie ad una concatenazione quasi miracolosa di eventi (le due Mercedes che si eliminano al primo giro ed i rivali diretti che sbagliano, quasi tutti, la strategia), si trova in prima posizione e vince il suo primo GP, battendo tutti i record di precocità della storia della F.1.

Verstappen è un fenomeno, un talento come pochi si sono visti in Formula 1: è capace di sorpassi impossibili, usando traiettorie che nessuno aveva mai osato in precedenza e stupisce quasi ad ogni gara.

Verstappen però è anche un pilota controverso: come tutti i campioni, non è uno da mezze misure e molte volte la sua voglia di vincere lo porta a comportamenti discutibili. La sua giovane età ed inesperienza lo mette subito al centro delle attenzioni dei rivali, che non perdono occasione per condannarlo o censurarlo.

Perché se il giovane Max è sbalorditivo in fase d’attacco, quando è sulla difensiva rasenta la delinquenza sportiva: questo è almeno quello che cercano di propugnare i suoi detrattori.

Il punto più basso lo tocca in Belgio, quando centra le due Ferrari alla prima curva e quindi, nel corso del GP, non esita a buttare fuori quasi tutti quelli che cercano di passarlo. La situazione degenera dopo il GP del Giappone: Max ha l’abitudine di cambiare traiettoria in frenata, impedendo di fatto ad un rivale di sorpassarlo. Troppo facile difendersi così: la FIA interviene coniando una regola per censurare questo comportamento.

Ironia della sorte: sarà proprio Vettel ad esserne la prima vittima, in Messico, mentre sta duellando…con Verstappen!

Max comunque finisce la stagione in pieno delirio mediatico dopo una superlativa gara in Brasile: cacciato in mezzo al gruppo da una strategia suicida del suo team, negli ultimi giri sfodera un sorpasso dietro l’altro, tanto che nel dopogara più di qualcuno osa pronunciare il nome che rappresenta un tabù per la Formula 1: Senna.

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