Gp Austria 2016, la cronaca essenziale

Problema cordoli al Red Bull Ring: tra venerdì e sabato si registrano ben 4 rotture di sospensioni. I cordoli sono stati modificati da poco in vista del ritorno della MotoGP in Austria. Per le due ruote, ovviamente, i cordoli devono essere sagomati in modo da non ferire i piloti, ma questa modifica si rivela letale per le F.1.

Il motivo è che in alcuni casi, transitando sui suddetti, la dinamica delle sospensioni genera un effetto “risonanza” che causa la rottura delle stesse.

Tra le vittime, una particolarmente illustre: il leader del mondiale Rosberg, che rompe all’uscita del tornantino Remus nella terza sessione di libere, danneggiando in modo considerevole la sua monoposto.

Viene riparata in tempo per le qualifiche, ma Rosberg non può fare a meno di sostituire il cambio, finendo sesto in griglia: in pole, ovviamente, c’è il suo compagno di team Hamilton.

Al fianco dell’inglese, a sorpresa, Hulkenberg, ed in terza posizione Button. Risultati a sorpresa dovuti ad un piccolo acquazzone riversatosi sulla pista tra la fine della Q2 e l’inizio della Q3: con la pista che va asciugandosi, la tempistica con cui si registra il giro finale è decisiva e Hulkenberg e Button non sbagliano.

Non sbaglia nemmeno Vettel: sarebbe terzo in griglia, ma una sostituzione del cambio all’inizio del weekend lo sprofonda in nona posizione.

Hamilton, senza Rosberg al suo fianco, non ha problemi a mantenere la testa della corsa: alle sue spalle si piazza Button e dietro a lui Raikkonen.

Con il passare dei giri Raikkonen e Rosberg si liberano dagli avversari, portandosi in seconda e terza posizione: lo stesso fa Vettel, che si trova terzo dopo le soste di Rosberg (10° giro) e Verstappen (15°) e addirittura in testa quando si fermano Hamilton (21°) e Raikkonen (22°).

Sebastian vuole allungare il più possibile il suo primo stint, per poter andare poi in fondo con una sola sosta, ma evidentemente chiede troppo alle sue coperture: la posteriore destra esplode sul rettifilo al 26° giro, causando l’ingresso della safety car.

Ma quello di Vettel non è l’unico errore, o azzardo, strategico: non si comprende come mai Hamilton venga fatto fermare ben undici giri dopo il compagno di team, quando quest’ultimo, dopo la sosta, divora secondi su secondi a Lewis, tanto che, al momento della neutralizzazione, Hamilton è dietro a Rosberg.

È una considerazione quasi banale: visto il potenziale delle Mercedes, e visto il passo di Rosberg a gomme nuove, è illogico tenere Hamilton così a lungo in pista, con il rischio che faccia la fine di Vettel, a meno che non si voglia andare fino in fondo.

Si vive con questa ipotesi fino al 54° giro, quando Hamilton entra ai box per calzare, di nuovo, le gomme medie. Ed anche questa mossa è incomprensibile: Hamilton è dietro a Rosberg, il suo unico rivale per la vittoria, in teoria dovrebbe mettersi in condizione di attaccare, mancano solo 16 giri alla fine, ad inizio gara ha fatto 21 giri con le gomme morbide… E invece no, gli rimettono le medie.

La situazione diventa grottesca al giro successivo: Rosberg si ferma e…monta le gomme morbide! A questo punto i quesiti si moltiplicano: perché Rosberg, che in teoria dovrebbe solo difendersi, monta le gomme più performanti? Perché non sono state montate anche ad Hamilton? Perché la Mercedes, che veleggia verso una sicura doppietta, differenzia le strategie tra i due piloti, visto che questa soluzione, ovviamente non ottimale (la logica vuole che la mescola giusta per una certa parte di gara sia solo una) viene messa in atto solo da team costretti a rincorrere e recuperare posizioni?

Oltre a tutti i punti di domanda di cui sopra, i complottisti hanno buon gioco nell’osservare che i due pit stop di Rosberg sono immacolati, mentre in entrambe le soste di Lewis, i meccanici si impappinano, perdendo attimi preziosi.

La sosta dei due inoltre, è quasi un’anomalia: dei piloti di testa si ferma solo Ricciardo, gli altri vanno tranquillamente all’arrivo.

Le spiegazioni di Toto Wolff nel dopo gara riguardo alla strategia di Hamilton sfiorano il dilettantismo puro: “la strategia ad una sosta sembrava la migliore per il leader […] non ci preoccupavamo molto di Nico e delle Red Bull perché erano su due soste. […] Ad un certo punto abbiamo cambiato opinione, pensando che le due soste fossero il modo più sicuro per finire la gara, ed abbiamo richiamato Lewis, che è finito dietro a Nico”.

E’ difficile pensare che il top team che domina da quasi tre anni la Formula 1 scelga le strategie in questo modo pressapochista.

Rosberg ed Hamilton dopo gli enigmatici pit stop finiscono dietro a Verstappen, ma non hanno problemi a liquidarlo: sono di nuovo lanciati verso la doppietta, molto vicini tra loro.

Troppo vicini: Hamilton negli ultimi giri è in condizione di attaccare Rosberg e affonda il colpo proprio all’ultimo passaggio, mentre si sale verso il tornante Remus.

Hamilton riesce ad affiancare e passare quasi completamente Rosberg all’esterno: gira largo per lasciare spazio al compagno di team, che invece tira dritto e lo centra, mandandolo nella via di fuga all’esterno.

Nico, tuttavia, ha la peggio: rompe l’ala anteriore, che si incastra sotto alla monoposto, rallentandolo considerevolmente, tanto che Hamilton, all’atto di rientrare in pista, quasi lo tampona. L’inglese riesce ad evitare un secondo, fatale, contatto, e passa Rosberg, tranquillamente, nel rettilineo successivo, andando a vincere.

Rosberg viene anche sopravanzato da Verstappen e Raikkonen, terminando al quarto posto, finendo pure sotto investigazione per l’incidente.

Passano alcune ore ed arriva la decisione dei commissari: una punizione inutile, dieci secondi, che non gli fanno perdere il quarto posto, ed una reprimenda per aver circolato in pista con la vettura danneggiata.

Hamilton, grazie alla vittoria, si riporta a soli undici punti da un imbronciato Rosberg: Toto Wolff, team manager Mercedes, ipotizza di poter utilizzare ordini di scuderia per evitare che i piloti arrivino in rotta di collisione come in Spagna ed in Austria.

Cla   N°   Pilota   Vettura / Motore   Giri   Tempo   Distacco/Ritiro 
1 44  Lewis Hamilton Mercedes 71 1:27’38.107
2 33  Max Verstappen Red Bull/TAG Heuer 71 1:27’43.826 5.719
3 7  Kimi Räikkönen Ferrari 71 1:27’44.131 6.024
4 6  Nico Rosberg Mercedes 71 1:28’04.817 26.710
5 3  Daniel Ricciardo Red Bull/TAG Heuer 71 1:28’09.088 30.981
6 22  Jenson Button McLaren/Honda 71 1:28’15.813 37.706
7 8  Romain Grosjean Haas/Ferrari 71 1:28’22.775 44.668
8 55  Carlos Sainz Toro Rosso/Ferrari 71 1:28’25.507 47.400
9 77  Valtteri Bottas Williams/Mercedes 70 1:27’39.967 1 Giro
10 94  Pascal Wehrlein Manor/Mercedes 70 1:27’41.038 1 Giro
11 21  E.Gutiérrez Haas/Ferrari 70 1:27’41.659 1 Giro
12 30  Jolyon Palmer Renault 70 1:27’56.637 1 Giro
13 12  Felipe Nasr Sauber/Ferrari 70 1:27’58.515 1 Giro
14 20  Kevin Magnussen Renault 70 1:28’01.504 1 Giro
15 9  Marcus Ericsson Sauber/Ferrari 70 1:28’05.382 1 Giro
16 88  Rio Haryanto Manor/Mercedes 70 1:28’06.829 1 Giro
17 11  Sergio Pérez Force India/Mercedes 69 1:26’01.719 Freni
18 14  Fernando Alonso McLaren/Honda 64 1:20’46.242 Power Unit
19 27  Nico Hülkenberg Force India/Mercedes 64 1:21’04.491 Freni
20 19  Felipe Massa Williams/Mercedes 63 1:19’29.976 Freni
(1) 5  Sebastian Vettel Ferrari 26 31’16.139 Pneumatico
(22) 26  Daniil Kvyat Toro Rosso/Ferrari 2 2’44.633 Meccanico
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