GP Brasile 2016, la cronaca essenziale

Poche sorprese in qualifica ad Interlagos: prima fila completa Mercedes, Hamilton-Rosberg, con i rivali a più di sei decimi. Si preannuncia una gara scontata, ma la pioggia è in agguato.

La pioggia arriva, ma come spesso accade per la F.1 moderna, è un po’ troppa. Grosjean si schianta addirittura nel giro che lo porta sulla griglia,  raccomandando cautela.

Dopo un ritardo di dieci minuti, ci si avvia dietro alla Safety Car, passano otto giri ed i piloti vengono lasciati liberi: Hamilton mantiene agevolmente il comando, facendo segnare due giri veloci che distanziano Rosberg di un paio di secondi, mentre il terzo in griglia, Raikkonen, è subito preda di Verstappen, che lo infila alla terza curva dopo la ripartenza.

Va peggio all’altro ferrarista, Vettel: qualificatosi quinto: al secondo giro di gara vera entra in testacoda all’uscita della Junçao, optando per un’immediata sosta ai box, che lo caccia nelle retrovie.

La gara non fa in tempo ad assumere una fisionomia propria che dopo cinque giri Ericsson entra in aquaplaning sulla veloce Arquibancadas: i muretti a bordo pista non gli lasciano scampo.

La safety car viene richiamata in causa, sei passaggi e si riparte, ma per pochi attimi, perché Raikkonen a sua volta è vittima di aquaplaning, pochi metri più avanti rispetto ad Ericsson: prova a riprendere la vettura ma si schianta inesorabilmente. Viene sfiorato da diversi piloti: quello che passa più vicino è Ocon, ma per fortuna si evita un contatto che sarebbe stato di proporzioni rilevanti; il solo Hulkenberg impatta contro un pezzo della vettura di Raikkonen, l’ala anteriore, ed è vittima di una foratura.

La gara viene interrotta e, per il nuovo via, a scanso di equivoci visto che qualcuno si era azzardato a mettere le intermedie, la direzione gara impone le gomme da bagnato full-wet.

La partenza si rivela una…non partenza. Dopo una manciata di giri dietro Safety Car, ci si ferma di nuovo, in attesa che la parte peggiore della perturbazione lasci il tracciato.

Dopo due ore dall’orario di partenza previsto, le macchine si rimettono in movimento, e quando la safety car si toglie di mezzo (siamo al 31° giro: più della metà di quelli percorsi è stata neutralizzata) Verstappen mette a segno uno dei suoi sorpassi impossibili, infilando il leader del mondiale Rosberg all’esterno della curva tre. Una manovra che ha ripercussioni rilevanti sulla classifica mondiale, perché consente un riavvicinamento di Hamilton a Nico.

Hamilton, davanti, contiene il ritorno di Verstappen, mettendo a segno un paio di giri veloci per ristabilire le distanze con il rampante olandese, che al 39° giro rischia grosso: anche lui vittima di aquaplaning, perde il posteriore, riesce miracolosamente a tenere la vettura, che punta dritto verso il guard-rail interno, ma quindi con una manovra magistrale, rilascia i freni e ridà gas, riportandola in senso di marcia, a pochi centimetri dal disastro.

Questo favorisce la fuga di Hamilton, ed il riavvicinamento di Rosberg, che è subito alle calcagna di Max. In Red Bull quindi provano a scompaginare le carte: richiamano Verstappen al 44° giro per le intermedie, un errore grossolano, visto che i piloti si lamentano di scarsa aderenza. Non solo: Verstappen è secondo, lo si ributta in mezzo al gruppo (ed alle nubi d’acqua) con una mossa molto azzardata, che, tra l’altro, concede ad Hamilton un vantaggio abissale di diciotto secondi sul compagno di team, che eredita la seconda piazza.

A testimoniare il fatto che le intermedie siano un azzardo, ci pensa Felipe Massa: con le suddette è vittima di aquaplaning sulla solita Arquibancadas e distrugge la sua Williams, invocando un nuovo ingresso della Safety Car.

E’ un’uscita di scena, per quanto in circostanze miserrime, trionfale, che si incammina verso i box con una bandiera brasiliana al collo, contribuendo con le sue lacrime all’umidità atmosferica. Giunto in pit-lane, tutti i membri dei team gli tributano un applauso (tanto c’è la safety car), piangono i familiari, piangono i commissari: un momento toccante per i tifosi di Felipe, al suo ultimo GP del Brasile.

Ma durante la safety car non ci sono solo le lacrime di Massa: la Red Bull si dà buoni motivi per piangere richiamando entrambi i piloti per un cambio gomme, quanto mai inutile. L’unico risultato è quello di ricacciare i piloti in fondo al gruppo, quando all’arrivo mancano una quindicina di giri.

L’errore del team capitanato da Horner tuttavia regala ai fan della Formula 1 una prestazione spettacolare di Max Verstappen, che infila ad uno ad uno i suoi avversari come se fossero dei birilli.

Nel suo stile, Max si inventa le traiettorie, incrociandole laddove i rivali non riescono a difendersi, tira staccate impossibili ed impone la sua legge: nessuno gli resiste. In sedici giri compie undici sorpassi che lo riportano sul podio, in terza posizione, ma soprattutto lo fanno entrare nella leggenda della Formula 1: più di qualcuno si azzarda al proibitissimo paragone con Senna e gare quali Monaco 1984 o Donington 1993, segno evidente che Verstappen sa compiere qualcosa di veramente epico.

Le prime due posizioni sono irraggiungibili per Max, blindate: Hamilton vince e Rosberg non rischia nulla, incamerando un secondo posto che gli consente di andare ad Abu Dhabi con l’obiettivo minimo di un terzo posto, con il quale potrà laurearsi campione.

 Cla   N°   Pilota   Vettura / Motore   Giri   Tempo   Distacco/Ritiro 
1 44  Lewis Hamilton Mercedes 71 3:01’01.335
2 6  Nico Rosberg Mercedes 71 3:01’12.790 11.455
3 33  Max Verstappen Red Bull/TAG Heuer 71 3:01’22.816 21.481
4 11  Sergio Pérez Force India/Mercedes 71 3:01’26.681 25.346
5 5  Sebastian Vettel Ferrari 71 3:01’27.669 26.334
6 55  Carlos Sainz Toro Rosso/Ferrari 71 3:01’30.495 29.160
7 27  Nico Hülkenberg Force India/Mercedes 71 3:01’31.162 29.827
8 3  Daniel Ricciardo Red Bull/TAG Heuer 71 3:01’31.821 30.486
9 12  Felipe Nasr Sauber/Ferrari 71 3:01’43.955 42.620
10 14  Fernando Alonso McLaren/Honda 71 3:01’45.767 44.432
11 77  Valtteri Bottas Williams/Mercedes 71 3:01’46.627 45.292
12 31  Esteban Ocon Manor/Mercedes 71 3:01’47.144 45.809
13 26  Daniil Kvyat Toro Rosso/Ferrari 71 3:01’52.527 51.192
14 20  Kevin Magnussen Renault 71 3:01’52.890 51.555
15 94  Pascal Wehrlein Manor/Mercedes 71 3:02’01.833 1’00.498
16 22  Jenson Button McLaren/Honda 71 3:02’23.329 1’21.994
(17) 21  E.Gutiérrez Haas/Ferrari 60 2:46’07.069 Elettrico
(13) 19  Felipe Massa Williams/Mercedes 46 2:20’54.430 Testacoda
(19) 30  Jolyon Palmer Renault 20 38’25.510 Incidente
(3) 7  Kimi Räikkönen Ferrari 19 35’46.612 Testacoda
(20) 9  Marcus Ericsson Sauber/Ferrari 11 21’10.514 Testacoda
8  Romain Grosjean Haas/Ferrari 0 Non partito
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