Sui perché dell’attuale situazione

…ovvero: dagli amici mi guardi iddio.

a) Ferrari pare condividere la trincea con Toyota, Renault e RBR; il punto e’ che Ghosn sono praticamente 3 anni che cerca un buon motivo per defilarsi dalla F1 e Yamashima (dopo il sospiro di sollievo che immagino abbiano tirato in Denso alla dipartita suicida della Honda) ha ben pochi motivi per stare nella massima serie; di Mateschitz e della sua fedelta’ ad una linea (di principio?) mi fiderei pochissimo. Il rischio e’ quello di bluffare la dipartita in mezzo a gente che davvero la vuole o che bluffa piu’ di te per avere campo libero dal tuo suicidio.

b) Una eventuale (e probabile) candidatura di Todt alla guida della FIA parrebbe non solo sostenuta da Ferrari (come e’ ovvio che sia) ma anche largamente progettata con l’abbandono a scaglioni del “Dream Team” e le visite tattiche dello stesso Jean (e di Cordero) ove necessario stringere alleanze con i locali rappresentanti; lo stesso Schumacher (il cui ruolo “sportivo” e’ stato fin da subito poco credibile) sarebbe parte della “delegazione” per sponsorizzare l’ex Direttore. Forse in questa ottica si puo’ meglio comprendere la fermezza di Mosley sulla quesitone delle regole: quando gli antichi alleati si rivoltano, e’ meglio cercarne di nuovi e chi meglio degli entranti favoriti dalle sue regole?

c) Stavolta il bluff che un quarto di secolo fa aveva funzionato e’ stato visto e il risultato (come per tutti i bluff) e’ imbarazzante. Adesso Ferrari non minaccia piu’ di andarsene ma di citare in tribunale la FIA perche’ alla scadenza del patto di Place de la Concorde ne sarebbe rimasto in vita un succedaneo che garantisce (come il precedente) diritto di veto a Ferrari in caso di cambio unilaterale del regolamento. Il problema e’ che, da quel poco che e’ trapelato, nello stesso viene indicato espressamente il WMSC come sede dove dirimere le questioni legali e viene fatto divieto di appellarsi a tribunali esterni. Potrebbe essere difficoltoso portare davanti al WMSC una causa contro Mosley e al contempo sarebbe forse peggio appellarsi alla validita’ di un regolamento infrangedone uno dei capisaldi. Di certo Ferrari deve avere dalla sua un buon conto di certezze sulla reale possibilita’ di portare Todt a Place de la Concorde perche’ in caso contrario si sarebbe messa di traverso un uomo la cui vendicativita’ e’ ben nota.

marloc

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Facce

Facce.
Ci sono quelle arrossate di sudore e bianche della polvere del campetto dell’oratorio. Immancabilmente una di loro fa la proposta. Spesso viene da un componente della squadra che sta perdendo ma a volte no. “…ci giochiamo tutto in una serie di dieci rigori..?”.
E così scompaiono le due ore di partita, i goal, i punteggi. Tutto rivive una specie di riassunto elettrico in quei dieci rigori. Tutti da ragazzi abbiamo provato, tutti siamo stati quelle facce sudate che rimettevano tutto in ballo per rivivere la perfezione della sfida decisa all’ultimo minuto.
Poi c’è la faccia paonazza di Flavio Briatore. Occupa buonissima parte del mio schermo televisivo. E dice sornione che il finale di Campionato è stato “incredibile”.
Ed è esattamente quello che penso anche io.
Incredibile.
Cioè con la stessa credibilità della partita dell’oratorio; quella che si gioca tutto ai rigori.
Quella imperfetta nel suo essere già decisa quando non è ancora ora di tornare a casa per la cena; quella che va resa perfetta nella sua indecisione artata.
C’è la faccia del perdente-vincente. Vincente perché comunque ha reso parola sacra la bestemmia della sua presenza in cima alla classifica piloti. E perché in fondo lui è quello che ha perso per colpe non sue, ha fatto tutto quello che poteva e solo il gioco beffardo del destino lo ha voluto punire oltre le sue colpe.
C’è la faccia del vincente-perdente. Perdente perché ha dimostrato che senza una dozzina di punti di vantaggio all’ultima gara riesce a rendere quasi vincente un perdente perfetto.
Poi c’è la faccia dell’indifferente. Indifferente per sua natura o magari perché già ad inizio anno gli è stato chiaramente detto che questo sarebbe stato l’anno in cui il perdente sarebbe assurto ad eroe nazionale. E questo spiega tante sue gare scostanti e assenti.
E alla fine c’è la faccia del vincente-puro.
L’uomo che riesce a far replicare all’infinito la sequenza di penalty; l’uomo che rende parentesi inutile otto mesi di competizione per raggiungere la perfezione della roulette, del tutto o niente, del dentro o fuori.
L’uomo che riesce a spacciare questo spettacolino da teatrino milanese, questa brown sugar tagliata con il borotalco o peggio con l’arsenico, questa commedia dell’arte “incredibile”.

Cioè, perlomeno per me, non più credibile.

marloc

Solo un paio di considerazioni…

Solo un paio di considerazioni che l’analisi di Filippo solleva.

Kimi Raikkonen ha due difetti grandi.
Perlomeno “grandi” nella prospettiva deforme che lo spazio Anti-De-Sitter, in cui siamo tutti caduti, ci fornisce.
Il primo è che non è un personaggio, e questo per i media (soprattutto italici) è un gran bel problema.
Come riempire le 9 colonne dedicate ad esempio da La Stampa all’annoso problema del fuso orario di Singapore con uno che ti risponde “non c’è nessun problema: quando ho sonno dormo e quando sono riposato mi alzo…”?
Sono problemi. Continua a leggere