Breve storia del campionato del mondo di Formula 1: 1950-1959

A differenza del mondiale 500cc/MotoGP, ci vuole un po’ più di spazio per raccontare il mondiale di Formula 1. Il tutto è diviso in decenni, qui si parte con il periodo 1950-1959.

1950 – L’Alfa domina e Farina batte Fangio

Il Campionato del Mondo piloti di Formula 1 venne concepito all’assemblea generale della F.I.A. (Federazione Internazionale dell’Automobile) del 1949 ed intendeva riunire in una graduatoria i risultati ottenuti nei vari Gran Premi che già si disputavano in Europa a partire dal Gp di Francia del 1906. Le gare designate per il primo campionato furono Gran Bretagna, Monaco, Svizzera, Belgio, Francia ed Italia, ma su pressione del delegato statunitense venne aggiunta anche la 500 Miglia di Indianapolis, per avere una presenza anche al di fuori dell’Europa.

Nel corso della prima stagione, le industrie automobilistiche si stanno ancora leccando le ferite lasciate dalla seconda guerra mondiale e c’è ben poco spazio per l’innovazione. La Germania è a pezzi, e di conseguenza l’Auto Union non è più della partita. Si perde così la dominatrice negli anni ’30 e la parte del leone la fanno le vetture italiane, in particolare l’Alfa Romeo, che con la 158 “Alfetta” dominerà la stagione, vincendo a mani basse, in molti casi doppiando tutti gli avversari.

Il campionato è quindi una questione privata tra gli ufficiali Alfa, Farina e Fangio, con rotture meccaniche e incidenti a fare da discriminante. Farina vince il titolo a Monza: Fangio soffre di un doppio guasto meccanico; prima sulla sua vettura (rottura del cambio), quindi su quella di Taruffi, presa in sostituzione -come consuetudine all’epoca- alla quale si rompe una valvola.

1951 – Fangio contiene il ritorno di Ascari

Una stagione a due facce: nella prima metà è sempre l’Alfa Romeo a dettare legge; Fangio riesce a guadagnare un discreto vantaggio in Campionato al giro di boa del Gp di Francia. Nella seconda metà si assiste alla rimonta della Ferrari, con la vittoria di Gonzalez al Gp di Gran Bretagna e quindi una doppietta di Ascari in Germania ed Italia. Fangio è in grado di vincere la gara conclusiva e si aggiudica il suo primo titolo grazie anche ad un errore tattico della Ferrari proprio in occasione dell’ultimo appuntamento che si disputa sul cittadino di Pedralbes, in Spagna. Il team di Maranello compie una scelta azzardata di pneumatici, preferendo ruote di piccolo diametro per ottenere le massime velocità sul rettilineo del Generalisimo Franco. Il fatto che le vetture siano partite cariche di benzina per non effettuare pit stop affatica i pneumatici fino a distruggerli, tanto che Taruffi, Villoresi ed Ascari sono tutti costretti ad una sosta a meno di una decina di giri dall’inizio. Via libera per Fangio quindi, che vince gara e titolo.

1952 – Ferrari imbattibile, Ascari domina

La Ferrari conferma la crescita mostrata nella seconda parte della stagione 1951 e diventa l’auto da battere, rimanendo però…imbattuta. Ascari infatti, dopo aver saltato il Gp inaugurale in Svizzera per preparare la 500 miglia di Indianapolis (nella quale sarà costretto al ritiro), vince tutte le gare in calendario aggiudicandosi il titolo in scioltezza. Ed il campione uscente, Fangio? L’argentino non è della partita, in quanto infortunatosi e costretto a saltare la stagione, il che rende sicuramente più facile il compito all’italiano.

1953 – Ascari bis

Ascari bissa il successo, questa volta con Fangio, passato alla Maserati, a cercare di ostacolarlo. Tuttavia la Maserati dell’argentino nella prima parte della stagione colleziona tre ritiri in altrettante gare, rendendo impossibile il recupero.

1954 – Scelta vincente di Fangio

Fangio si dimostra pilota dal fiuto finissimo: in attesa del ritorno della Mercedes, gareggia nelle prime due gare con la Maserati, vincendole entrambe, quindi passa alla squadra tedesca.

La Mercedes fa debuttare una vettura che rimarrà nella storia: la W196, con la quale Fangio ottiene quattro vittorie in sei gare e si aggiudica il titolo facilmente.

Non ha lo stesso fiuto Ascari, che si affida alla Lancia. La squadra italiana è in ritardo nella preparazione della vettura ed Alberto sarà costretto a peregrinare da un team all’altro per poter prendere il via alle gare. La Lancia riuscirà a far debuttare la D50 solo nell’ultima prova della stagione.

1955 – Dominio Mercedes

Un anno senza storia, in cui la Mercedes si aggiudica cinque gare, quattro delle quali con Fangio; facile comprendere quindi chi sia il campione del mondo al termine della stagione. Alla Ferrari va solo la gara di Monaco, con Trintignant, che approfitta di un’ecatombe tecnica della squadra tedesca.

Viene a mancare Alberto Ascari, ucciso provando una Ferrari sport a Monza. Sebbene la causa di tale incidente non sia mai stata spiegata, è opinione diffusa che Ascari non si fosse ripreso del tutto dall’incidente di Monaco di soli quattro giorni prima. Gianni Lancia in seguito a questi eventi decide di abbandonare l’attività sportiva.

1956 – Fangio vince contro la nuova generazione di piloti

Ancora una vittoria mondiale per Fangio, questa volta su Ferrari. L’argentino fatica contro i giovani Collins, suo compagno di squadra, e Moss, che corre con la Maserati. La fedeltà dei suoi compagni di squadra, pronti a cedergli la vettura nei momenti di difficoltà, si rivelerà determinante per la conquista del quarto alloro iridato ed è emblematico l’episodio dell’ultima gara, a Monza. Fangio è costretto al ritiro, ma Collins si ferma e gli porge la sua vettura, rinunciando praticamente al titolo a favore dell’argentino, sicuro che, vista la sua giovane età, potrà rifarsi in futuro. La generosità di Collins non sarà premiata: il pilota inglese perderà la vita nel 1958 senza aver mai vinto un titolo mondiale.

1957 – Assolo finale di Fangio

Una stagione senza storia: Fangio ancora una volta sceglie la vettura migliore, la Maserati, e passeggia alla conquista del suo quinto titolo mondiale. L’unico avversario in grado di impensierirlo sarebbe Stirling Moss, su Vanwall, che però paga un tributo pesante alla sfortuna nelle prime gare. In Argentina un ritardo dello starter nel dare il via lo costringe ad un pit stop che dura ben nove giri, alla gara successiva a Monaco innesca un incidente che mette fuori causa non solo se stesso, ma anche altri importanti contendenti al titolo quali Collins ed Hawthorn; alla gara successiva infine, è assente perché affetto da sinusite. Il bilancio è che a metà campionato, dopo quattro prove (Indianapolis è come di consueto disertata dai piloti che contano), la situazione del mondiale vede Fangio in testa a 25 punti ed il primo dei rivali, Musso, a quota 7, con Moss che ha raccolto appena un punto.

1958 – Comincia la rivoluzione del motore posteriore

Una stagione determinante dal punto di vista tecnico. La Cooper schiera una vettura con motore posteriore, stravolgendo la logica del tempo e facendo storcere il naso ad Enzo Ferrari, che non concepisce come si possa “mettere il carro davanti ai buoi”. Moss la usa solo a Montecarlo, prima di passare alla Vanwall, indubbiamente la vettura più performante della stagione 1958.

Solo la proverbiale sfortuna di Moss riesce ad impedire all’inglese di vincere il titolo. Il ruolino di marcia di Stirling la dice lunga su come sarebbe potuto finire il campionato: Moss vince quattro gare su dieci, in una termina in seconda posizione ed in cinque prove si ritira per guasti meccanici quando è in prima o seconda posizione. In pratica sarebbe stato un dominio schiacciante, che tuttavia si trasforma in una seconda posizione, ad un punto dal vincitore del mondiale, Hawthorn (Ferrari), che vince solo il Gp di Francia, ma accusa solamente due guasti meccanici.

La stagione purtroppo è funestata da diversi incidenti mortali: Musso muore in Francia, Collins al Nürburgring e Lewis-Ewans in Marocco. Lo stesso Hawthorn perderà la vita prima dell’inizio della stagione successiva, in un incidente stradale.

1959 – Il motore posteriore trionfa con Brabham

La rivoluzione delle vetture a motore posteriore si completa nel 1959, con il dominio della Cooper-Climax ai danni della Ferrari, che ancora non ha adottato la nuova filosofia costruttiva. Vince Jack Brabham, mentre il suo compagno di team, Stirling Moss, è ancora una volta perseguitato dalla sfortuna: accusa quattro rotture meccaniche ed una squalifica, sempre mentre sta occupando una delle prime tre posizioni; nelle gare rimanenti colleziona due vittorie ed un secondo posto, ma ovviamente non sono sufficienti contro la costanza di Brabham, che sigla lo stesso numero di vittorie, tre podi e registra due soli guasti meccanici.

Segue qui (1960-1969)