Bilancio del secondo test di Barcellona

La Ferrari può cominciare a crederci: hanno messo a segno i due tempi più veloci di questa seconda settimana e, in alcuni casi, hanno pure rallentato vistosamente nell’ultimo settore per mascherare il potenziale della vettura.

Per quanto la Mercedes possa nascondersi, il clima non è quello dell’anno scorso: erano sicuri di sè, non azzardavano nulla, invece quest’anno, oltre a non aver mai messo a segno tempi inarrivabili, sembrano seriamente preoccupati. Da Lauda che afferma: “alcuni sviluppi non hanno ottenuto i risultati sperati”, ad Hamilton che indica la Ferrari come favorita a Melbourne. Insomma: non può essere tutta pretattica. O perlomeno, è obbligatorio sperare che non lo sia, perché l’alternativa è l’ennesimo campionato a due delle frecce d’argento.

Dietro a questi due team, c’è una Red Bull in difficoltà: sembrano a rischio riassorbimento verso centro gruppo, ma visto il pedigree del team, è più verosimile prevedere un inizio stagione in sordina ed un progresso costante, mentre gli altri team del suddetto “centro gruppo” in genere durante l’anno scivolano sempre più indietro rispetto al vertice.

Al solito tralasciamo il centro gruppo, per andare direttamente in fondo, dove la McLaren/Honda è sempre più la barzelletta del circus: rompono di tutto e di più con una frequenza impressionante ed Alonso è già lanciatissimo con la sua ironia. Gli hanno chiesto: “prendi la curva 3 in pieno?”. La risposta: “con questa macchina prendo praticamente tutte le curve in pieno…”

Gp Germania 2016, la cronaca essenziale

Poco prima dell’inizio del weekend una tegola si abbatte sulla Ferrari: James Allison lascia, ed il suo ruolo viene ricoperto da Mattia Binotto (capo reparto motori). Al suo arrivo, Allison era stato additato come l’uomo che poteva portare la Ferrari sulla retta via, ma le due entità non sono riuscite mai ad integrarsi e la morte della moglie di Allison nel mese di marzo, secondo i bene informati, ha accelerato il divorzio. Continua a leggere

La frase (razzista?) di Ecclestone sugli Italiani

Un paio di giorni fa Autosport ha riportato una frase che Ecclestone avrebbe rilasciato ai tedeschi di “Sport Bild”. Commentando sulla crisi Ferrari ha detto: “Ci sono troppi italiani che lavorano per il team. Non ho niente contro l’Italia, ma avere un team disciplinato è contro il loro DNA”. Continua a leggere

L’amore cieco verso Massa

Ieri Domenicali ha forse rivelato il momento esatto in cui è sbocciato il suo amore (o di chi per lui) per Massa.

Difendendolo per la pessima prestazione in Malesia, ha ricordato come nel 2008, dopo una figuraccia ben peggiore, vinse due delle tre gare seguenti. Ecco, la scintilla, probabilmente, è scoccata lì. Questo spiegherebbe molte cose, soprattutto il “downgrade” di Raikkonen a secondo pilota per quella stagione.

Io, però, ancora non mi riesco a spiegare questo trattamento di superlusso che riceve Felipe in Ferrari.

Massa arriva in Ferrari dopo essere stato trombato da Sauber, perchè il conto del carrozziere era diventato troppo alto. Ma come? prendono uno scarto di un team minore? Qui i maligni (ed io), ovviamente giocano una carta facile facile: il manager di Massa all’epoca era il figlio di Todt, padre-padrone degli anni d’oro Ferrari. Si parte quindi con il dubbio, l’ombra del sospetto, le riserve.

Del primo anno in Ferrari mi rimane poco in mente, se non un GP di Turchia vinto togliendo punti a Schumacher ed una vittoria in Brasile con la tuta più coatta della storia dell’automobilismo.

Nel 2007 passa da secondo di Schumacher a secondo di Raikkonen, e ci sta tutto: lavoro onestisssimo, ma poi arriva lo sciagurato 2008. E qua cambia tutto: come detto sopra, la Ferrari si affida a lui e Felipe arriva a giocarsi il titolo. Ma se lo sarebbe meritato, quel titolo? Perchè la FIA quell’anno si accanisce non poco su Hamilton, che avrebbe potuto vincere dopo la pausa estiva, invece rimane tutto in bilico fino in fondo, in maniera piuttosto artificiale. Artificiale o no, le quotazioni del brasiliano salgono.

Poi c’è il 2009 e l’incidente. Come ho già detto altrove, era doveroso dargli una seconda possibilità, ma smettiamo di parlare di Massa e passiamo ad altro.

Tutto questo amore per il brasiliano, non trova riscontro, ad esempio, nel trattamento riservato a Raikkonen: campione nel 2007, costretto ad essere seconda guida nel 2008, abbandonato a sè stesso nel 2009 e licenziato con grande anticipo alla fine di quell’anno.

Forse ho la memoria corta, ma non mi ricordo membri del team Ferrari che si siano profusi in frasi del tipo “dobbiamo stargli vicino, la macchina è difficile da guidare” quando nel 2009 correva con una vettura che nelle mani di Badoer e Fisichella non faceva meglio dell’ultimo posto e che ha fatto venire a Schumacher un dolore al collo tale (leggi nausea, strizza, ansia da prestazione) da farlo firmare per la Mercedes.

Mi ricordo solo che a fine 2009 gli hanno dato un pacco di soldi per andare a correre nei rally. E questa, secondo me, è la bestemmia più grande: in Ferrari potevano schierare la coppia Alonso-Raikkonen nel 2010 ed invece…

Certo, magari Fernando avrà voluto delle assicurazioni dopo essersi scottato con Hamilton in McLaren e probabilmente questo dream-team non si sarebbe mai potuto vedere, però il dubbio, il sogno, resta.

A questo punto è piuttosto inutile chiedere la testa di Massa, dire che non è più lo stesso dopo l’incidente, che fa troppi errori, eccetera eccetera. Se lo si voleva cambiare, bisognava svegliarsi prima, ma ahimè, l’amore è cieco.

 

Perez, ma ti conviene?

La gara di ieri in Malesia ha pompato ancora di più le voci, ma sarebbe meglio dire le speranze ferrariste, che a Massa venga dato un bel calcio nel sedere per far posto a Perez.

Io capisco l’onda dell’entusiasmo, il giovane messicano che per poco infila Alonso -ma sbaglia nel momento decisivo, non dimentichiamolo- ma se la Ferrari chiamasse e Perez potesse scegliere, beh, forse gli converrebbe dire: “per quest’anno, no, grazie, magari il prossimo”.

La F2012 è una pessima vettura, i primi a dirlo sono proprio quelli di Maranello: ieri Alonso sull’asciutto le prendeva di brutto e senza quell’errore di “Checo”, probabilmente sarebbe finito dietro al messicano.

Il mondiale non sarà fatto di sole gare bagnate e per Perez andare in Ferrari ora significherebbe probabilmente intraprendere un calvario simile a quello di Ivan Capelli o Jean Alesi: il rischio di una carriera monca, solo per correre con il Cavallino, nel momento sbagliato.

Il problema del muretto Ferrari e alcune considerazioni su Alonso

Cominciamo dalle cose ovvie: la Safety Car (e quindi per definizione la direzione gara) ha seriamente inficiato il risultato finale del GP d’Europa, ha consegnato la gara a Sebastian Vettel, e in particolare ha colpito la gara delle Ferrari. Nessun dubbio su questo.

Secondariamente, l’attenzione si è posata sul tempismo (o mancanza dello stesso) da parte della direzione gara e sulla correttezza delle penalizzazioni che sono state comminate. In particolare, se la penalizzazione di Lewis Hamilton appare congrua perché di solito la prima infrazione in pista viene punita con un drive-through, i tempi di applicazione hanno suscitato “scandalo” perché il ritardo con cui è stata comminata ha fatto sì che il pilota McLaren riuscisse a mantenere la posizione complice il caso fortuito che il gruppo era bloccato da una Sauber più lenta in un circuito cittadino in cui sorpassare era praticamente impossibile. A maggior ragione la penalizzazione per i nove piloti colpevoli di essere tornati ai box troppo rapidamente in regime di SC è arrivata solo dopo la fine della gara, rendendo impossibile il DT (che sarebbe rimasto all’interno della dinamica della corsa) e applicando una penalizzazione di soli 5 secondi contro i 20 che spesso si usano come alternativa al DT stesso. Si tratta di critiche molto sensate all’operato della direzione gara, che non ha brillato (eufemismo).

Ci sono però alcune cose che non mi tornano, ovvero che forniscono spunti di riflessione. La prima è la reazione quasi isterica della Ferrari a tutta la faccenda già durante la corsa, quando in effetti si è trattato di uno dei molti accadimenti storti che capitano in una stagione di Gran Premi.
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